GEAPRESS – Diciamo subito che il Consiglio Comunale di Castelvetro ha approvato a grande maggioranza la votazione per il rinnovo della convenzione relativa alla gestione del canile intercomunale, ma quei riecheggi, in aula, sulle soluzioni tipo perreras, di certo non fanno bene a nessuno.

I fatti sono occorsi lo scorso 29 ottobre. Un canile con una capienza massima di 200 cani ed una diaria di due euro ad ospite. Il pattuito, ha precisato l’Assessore al ramo, prevede però un’ampia gamma di costi, ivi compresi quelli non da poco dello smaltimento ex legge delle carcasse. Non solo, cioè, scodelle con cibo ed acqua. Sulla discussione si apre un battibecco con il Consigliere Rinaldi (LN) il quale di così tanti soldi, in periodo di crisi, non ne vuole sentire parlare. Poi, forse cadendo in una facile trappola, quel riferimento ai canili spagnoli ed all’abbattimento dopo un certo numeri di giorni. “Lo vada a dire ai cittadini come spediamo i soldi” riferisce Rinaldi all’Assessore. Niente da fare. Le perreras sembrano volere continuare ad essere un termine di paragone.

Prende garbatamente le distanze, la stessa capogruppo dell’opposizione (al quale appartiene Rinaldi) che non accogliendo l’invito a votare contro la convenzione, (il consigliere leghista sarà l’unico oppositore) annuncia l’astensione ed auspica un maggior controllo sulla struttura. Lei, la capogruppo, si professa animalista ma mai oserebbe paragonare un animale all’uomo. Eppure, per la Giunta, quel costo è sostenibile, senza far venir meno quanto dovuto ad anziani e bambini.

L’audio, impietosamente registrato dal Movimento Cinque Stelle, non è chiarissimo, ma quel riferimento ai canili spagnoli, Rinaldi, poteva forse evitarlo. Chi invece non ha dubbi su quanto proferito lo scorso 29 ottobre nell’Aula di Castelvetro è Stefano Giovannini,Responsabile provinciale OIPA di Modena.

Credo che prima di sparare tali affermazioni – riferisce Giovannini – bisognerebbe pensarci bene per almeno due validi motivi. Il primo è quello della legalità perché per fortuna in Italia ci sono leggi, anche di natura penale, che tutelano gli animali ospitati nei canili e quelli di proprietà. Il secondo riguarda la rappresentabilità, nelle sedi istituzionali, di quegli interessi morali impossibili da conciliare con tali assurdità“.

Eppure una cosa non torna. Nel dichiarare l’astensione, la capogruppo Brunetti riferisce, concordemente a Rinaldi, che il problema non è politico, dunque libertà di voto. Perché, si chiedono ora gli animalisti? Il randagismo, infatti, è un problema sociale e pertanto da affrontare proprio con scelte politiche. Scelte mirate, che tengano cioè conto dei progressi se non della morale, almeno della politica.

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