GEAPRESS – In quel punto non si arriva per caso. Una strada di grande comunicazione, tra Caserta e Capua. Nella piazzola di sosta qualcuno accosta velocemente. C’è la scarpata. Dalla macchina deve aver preso il sacco nero dell’immondizia e con un lancio, giù nel dirupo. Questa la ricostruzione più verosimile. Sta di fatto che da quella stessa piazzola, chissà quanto tempo dopo, due persone odono dei lamenti. Non capiscono subito da dove provengono né che trattasi di un cane. Incuriosite indirizzano lo sguardo verso quel sacco, sembra muoversi. Scavalcano il guard rail e scendono giù per il dirupo. Raggiunto il sacco lo aprono e trovano un cane in pessimo stato, avvolto in un asciugamano.

Giorni dopo una delle due persone incontra Vincenzo Caporale, volontario animalista calabrese che lavora nei luoghi. Una vita, la sua, dedicata ai cani di strada, tra avvelenamenti, abbandoni e cani finanche centrati da colpi d’arma da fuoco o impiccati. L’uomo racconta a Vincenzo quanto successo alcuni giorni prima. Evidentemente non poteva aspettarsi la reazione di Vincenzo il quale, trasecolato, chiede subito dove è stato portato il cane.

Era moribondo – riferisce l’uomo – Abbiamo messo il sacco con tutto il cane, dentro una cassetta di plastica gialla. Il cane – aggiunge chi lo era andato a recuperare nella scarpata – aveva una grossa protuberanza nella pancia“. “E poi?“, domanda Vincenzo Caporale. La risposta è agghiacciante. Il cane è rimasto lì. Vincenzo non ci pensa due volte. Salta alla guida della sua macchina e corre verso la piazzola. C’è la cassetta gialla e c’è anche il cane, morto.

“Quel signore – riferisce Vincenzo Caporale a GeaPress – verosimilmente aveva notato che mi occupo di cani”. Sicuramente non è stato un caso che abbia fermato proprio lui. “Qui siamo allo stremo delle forze – racconta sconfortato Vincenzo Caporale – siamo scoraggiati. Fai un salvataggio e ne trovi subito altri dieci. Manca l’attenzione, è un problema culturale. Quel giorno ho iniziato ad occuparmi dei cani subito dopo il mio lavoro. Sono rientrato a casa a sera tardi, distrutto“.

Evidentemente per salvare un cane l’unica arma sembra essere la casualità. Quel signore avrebbe dovuto incontrare prima Vincenzo. I Comuni e i loro obblighi vero il problema randagismo, pronto soccorso veterinario, un minimo di spirito caritatevole. Niente. Del povero cagnetto della strada tra Caserta e Capua, quasi per caso si è saputo. Ci vorrebbe un Vincenzo ad ogni angolo. Allora, forse, si potrebbero salvare tutti.

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