GEAPRESS – Lavoratori e volontari dei cinque canili comunali della Capitale ancora sul piede di guerra dopo l’annuncio da parte dell’amministrazione del taglio del 50% dei fondi previsti per il prossimo anno, destinati a passare da otto a quattro milioni di euro. A rischio ci sarebbe il posto di lavoro di 60 dei 136 dipendenti che attualmente lavorano tramite assunzione dell’Avcpp, la Onlus che si occupa dei cani e gatti randagi vaganti di Roma, in convenzione con il Comune, dal 1997.

Dopo due anni di incertezza, con la giunta contraria al rinnovo dell’accordo con l’associazione, e dopo il passaggio per varie ipotesi di affidamento, dalla Fondazione Bioparco ad aziende private, quella che, secondo voci accreditate, si starebbe concretizzando come l’ipotesi più probabile è anche l’opzione più temuta dai volontari dell’Avcpp: già entro questa settimana il Comune potrebbe, infatti, firmare per il trasferimento della gestione sanitaria ai veterinari dell’Asl, con la conseguente divisione della Muratella tra il canile inteso come presidio ospedaliero e il “canile rifugio”, con i volontari che si dovrebbero occupare solo delle passeggiate e delle adozioni. Gli animali catturati o recuperati dovrebbero, perciò, essere in prima battuta “stabilizzati” dai veterinari, ovvero microchippati, sterilizzati e vaccinati, e inviati solo in seguito, dopo un periodo stimato tra gli 11 e i 90 giorni, ad un’associazione di volontariato che si occuperebbe di affidarli presso le famiglie romane interessate.

Se davvero andrà così, cambierà l’intero approccio alla gestione degli animali: finora i volontari e i lavoratori dell’associazione animalista sono stati presenti in tutte le fasi, dall’accoglienza all’assistenza sanitaria (l’Avcpp ha introdotto la figura dei terapisti, una sorta di infermieri degli animali che segnalano i problemi dei cani ai veterinari e praticano gli interventi di base), dalla rieducazione comportamentale alle adozioni, delle quali si occupa personale specializzato. L’amministrazione capitolina, che da un lato ritiene fondamentale incentivare gli affidi a causa del sovrannumero di animali (quasi 700 a fronte dei 499 posti cane) e proprio per questa ragione è critica nei confronti della gestione dell’Avcpp, avrebbe però ipotizzato di cambiare il meccanismo, inserendo un sistema via internet attraverso cui i cittadini dovrebbero scegliere, prima di vederli, i cani da portarsi a casa.

La città di Roma che è stata sino ad oggi teatro di un’esperienza d’avanguardia – racconta una dipendente – con comportamentalisti esperti che indirizzano gli adottanti verso il cane più adatto a loro e perorano la causa anche di quelli più malconci e anziani, rischia di fare un salto indietro di 20 anni, quando l’attenzione verso i cani non era paragonabile a quella di oggi e addirittura le soppressioni inutili erano all’ordine del giorno”.

In particolare, i volontari che lavorano al canile da molto tempo contestano l’equipe di quello che dovrebbe diventare il futuro direttore sanitario di Muratella, Claudio Fantini, che ricopriva lo stesso ruolo nel vecchio canile di Porta Portese e che essi accusano di aver in passato soppresso degli animali che sarebbe potuti essere curati, e di averlo fatto senza anestesia. Alla vecchia direzione sanitaria si attribuisce anche la sfortunata scelta di inviare animali all’allora convenzionato rifugio privato di Casa Luca, divenuto poi famoso per gravissimi episodi di maltrattamento.

Fantini, da parte sua, punta il dito contro l’inefficienza dell’Avcpp, non abbastanza efficace fino ad oggi nel portare a termine le adozioni, e rassicura sotto l’aspetto medico: “I tempi sono cambiati, per ciascun cane deve essere fatto tutto il possibile – spiega – dai tempi di Porta Portese è cambiata l’etica stessa della professione veterinaria”.

Se il passaggio avverrà davvero, comunque, ci sono nodi che restano irrisolti: da un punto di vista economico, bisognerà vedere come la Regione potrà farsi carico per intero delle spese della gestione del canile, quando, a causa della mancanza di fondi in cui si trova la Muratella dal 2008, l’Avcpp aveva aperto un fondo per le donazioni che ha concretamente sostenuto interventi altrimenti impossibili per i cani che ne avevano bisogno. Dal punto di vista dei cani che d’ora in avanti finiranno al canile, c’è da chiedersi se il volto del veterinario che si troveranno davanti sarà altrettanto amichevole di quello dei volontari che oggi li seguono, amorevolmente e per scelta, dall’ ingresso alla sospirata uscita dalle gabbie.

Il canile oggi è sovraffollato perché ci prodighiamo per salvare ogni singolo animale, anche anziano o molto malato – spiega una volontaria – come possiamo credere che avverrà lo stesso con una gestione sanitaria esclusivamente pubblica, intenzionata a far rientrare al più presto il numero degli animali, e autorizzata a lavorare lontano dagli occhi dei volontari animalisti?
.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).