GEAPRESS – Stamani all’alba, un nutrito gruppo di Guardie Forestali ha fatto irruzione nel canile municipale di Palermo. I Forestali si sarebbero diretti sia nella struttura di via Tiro a Segno, ovvero la sede storica del canile che è anche Presidio Veterinario, che nella diramazione dell’ex macello, distante poche centinaia di metri.

Stante le informazioni pervenute si tratterebbe di un’ampia operazione coordinata dal Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana, diretto dal dott. Filippo Principato, congiunta al Nucleo Operativo Provinciale della stessa Forestale siciliana, e dai Nuclei dello Stato di Palermo e Trapani.

I Forestali avrebbero disposto la prima ispezione del perito medico veterinario, presso la struttura dell’ex macello. In tale luogo sarebbe stata rinvenuta una discarica di materiale vario, in parte proveniente dal canile. Un luogo di smaltimento anche di elettrodomestici ed altro materiale, tra cui cumuli di lana (probabilmente proveniente da imbottiture), di vaste proporzioni. Il tutto in un luogo di proprietà comunale, protetto da mura, per buona parte circondato da abitazioni ed accessibile solo da un cancello vigilato.

Stante le indiscrezioni circolate, i Forestali sarebbero ora indirizzati al controllo numerico dei cani. L’ipotesi, pertanto, potrebbe essere quella di una anomalia tra il numero dei cani registrati e quelli effettivamente detenuti. L’intervento di stamani parrebbe trarre la sua orgine da una segnalazione pervenuta da Roma. Gravi mancanze strutturali e gestionali, ivi compreso il numero dei cani, specie nella struttura dell’ex macello. Non è chiaro se trattasi di un input dei Servizi Cites nazionali o più probabilmente del NIRDA, la speciale struttura dei Forestali deputata ad occuparsi della repressione dei reati di maltrattamento di animali, che si sarebbe appoggiata ai Servizi Cites della Forestale siciliana. Questi, recentemente, hanno portato a segno numerosi interventi di repressione di illeciti legati al commercio illegale degli animali.

L’ex macello, dove sarebbero state riscontrate le maggiori criticità, rappresenta la vecchia struttura di macellazione cittadina, ristrutturata e mai aperta. E’ da tempo diventata sede di varie attività del Comune, tra cui, nella zona della camera di macellazione, stabulario dei cani in esubero del canile municipale di via Tiro a Segno. Gli animali, nell’ex macello, sono detenuti in strutture non progettate allo scopo, tra cui alcuni corridoi piastrellati e le gabbie di pre-macellazione dei suini. Oggetto di infinite polemiche da parte dei volontari animalisti specie per la mancata accessibilità al posto e l’assenza di un Presidio Veterinario (i locali non sono mai stati messi a disposizione dal Comune). Di fatto, presso l’ex macello, dovrebbero essere presenti solo pochi operai della Gesip, ovvero la società partecipata del Comune di Palermo che ha inglobato parte del precariato palermitano. Personale comunque non qualificato, specie nelle mansioni sanitarie. In tutto il canile (ivi compresa la struttura di via Tiro a Segno) ne sono stati sistemati una trentina.

COSA E’ IL CANILE MUNICIPALE DI PALERMO
Si tratta di una delle strutture più antiche d’Italia. Esistente fin dagli inizi del secolo scorso, venne edificato nell’ allora periferia lungo i terreni alluvionali del fiume Oreto. Presso l’altra sponda del corso d’acqua vi era, invece, il luogo di macellazione della città, edificato intorno alla prima metà dell’Ottocento in sostituzione di altro e ben più antico luogo esistente all’interno della mura cittadine.

I cani di via Tiro a Segno venivano uccisi a martellate ma la Società per la protezione degli animali, voluta sul finire dell’Ottocento da Joseph Withaker (ricca famiglia di commercianti inglesi e promotore di numerose iniziative culturali) e dalla moglie Tina Scalia, donò al Comune una pietosa .. camera a gas. Come in tutt’Italia, e come oggi avviene in alcuni paesi europei, i cani venivano uccisi subito dopo l’accalappiamento. A Palermo, però, le soppressioni vennero sospese ancor prima dell’entrata in vigore della legge 281/91 (legge randagismo). Un provvedimento dell’allora Sindaco Giuseppe Insalaco (poi ucciso per mano mafiosa) vietò, nei primi anni ottanta, l’invio dei cani agli stabulari della vivisezione ed agevolò l’attività dei volontari che provvedevano (a caro prezzo) all’adozione degli animali impedendone, così, la soppressione.

Una struttura tra alti e bassi. Gestione ibrida tra Comune di Palermo (dal quale dipendono le manovalanze Gesip) e ASP 6 per i Medici Veterinari. Grandi polemiche, ma una delle prime ad avere adottato la sterilizzazione dei cani di strada. Nel 2000 una infuocata polemica, scaturita dalla morte per sbranamento di alcuni cani, convinse il Comune a destinare allo stabulazione alcuni locali dell’ex macello. Dovevano essere temporanei, ed invece in undici anni, vi è stata solo una variante al piano regolatore che ha individuato come futuro canile un terreno spoglio tra le montagne di Palermo, tra la discarica di Bellolampo e l’area del progettato inceneritore.

Recentemente i volontari di LIDA ed OIPA hanno denunciato sia l’uccisione di alcuni cani per sbranamento, la mancata accessibilità presso i locali dell’ex macello, l’eliminazione per mancanza fondi del servizio di adozioni e, sabato scorso, l’eliminazione del servizio di reperibilità. In pratica, se un cane abbandonato si ritrova tra le macchine che sfrecciano nella tangenziale, come avvenuto realmente, una volenterosa pattuglia di Vigili Urbani si mette di traverso evitandone la schiacciamento, ma poi, il cane, deve contare solo sulla buona fortuna.   

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