GEAPRESS – Gli appelli disperati circolavano sul web, su Facebook  già da alcuni mesi.  “Questa non è la Spagna. Indigniamoci e aiutiamo questi massacrati! Canile di Domicella (AV) al collasso. Hanno bisogno di noi.” Così comincia uno degli appelli del febbraio scorso. Allora i cani reclusi, in condizioni a dir poco pietose, erano novanta, ma già si preannunciava l’arrivo di altri 100 disperati. Così è stato. Già da marzo i dannati erano 190.

Con gli appelli si chiedeva di inondare di proteste un nutrito gruppo di Sindaci, convenzionati col canile, le ASL competenti per territorio, a loro si comunicavano (ma non lo sapevano già?) le condizioni drammatiche del canile.

Il canile Pet Village di  via Fossato Pompeiano 1 a Domicella (AV) con gli appalti al ribasso d’asta si è “aggiudicato” i cani di diversi comuni; frequenti, quindi,  i trasferimenti da altre strutture, forse più dignitose. Ma, agli amministratori importa solo risparmiare, anche se a pagare, poi, sono dei viventi incolpevoli.
Recinti promiscui, maschi e femmine fertili tutti insieme appassionatamente, sterilizzazioni assenti e, ciliegina sulla torta, nessuna registrazione all’anagrafe canina, dei microchip manco a parlarne.

Ma i sindaci sanno cosa fanno? o  il “mandato elettorale” è stato consigliato loro dal medico? e le ASL cosa controllano?
Possibile che i cittadini debbano rimboccarsi le maniche per tutto? Proprio le loro segnalazioni hanno sortito l’effetto voluto.

Ora il canile è stato chiuso dalla Guardia di Finanza. Pessime le condizioni igienico sanitarie per i 149 cani detenuti. Sessanta giorni di tempo, per i proprietari della struttura , per portare a norma il canile.

L’operazione effettuata dai militari della Tenenza di Baiano, agli ordini del maresciallo Marcello Daniele, è del primo aprile e scorso, ma solo oggi ne è stata data notizia, alla convalida del sequestro amministrativo.

La struttura, convenzionata con diversi comuni avellinesi e napoletani, versa in una situazione di  grave degrado confermato dai finanzieri. Non è garantito il rispetto delle norme previste per la custodia di animali; i cani erano detenuti inbox di limitata  capienza e recintati con reti arrugginite; semplici lamiere poste come coperture, nessuna protezione, quindi, dal freddo o dal caldo; 86 box in tutto e ben 64 privi anche di giacigli per i cani. Canali di scolo a cielo aperto.

Mancanza di locali idonei alla conservazione dei cibi, assenza di medicinali nella sala medicazione. Insomma più che un canile, un semplice recinto arrugginito!
Ma le irregolarità contestate  non riguardano solo la struttura: cuccioli ed adulti, cani di taglie diverse rinchiusi negli stessi box; solo una dozzina i cani sterilizzati.

Dunque sequestro amministrativo per tutta l’area, divieto ad accogliere altri animali, messa a norma della struttura entro 60 giorni, pena la revoca dell’autorizzazione sanitaria (l’aveva!!!) e la chiusura dell’attività. 

Sarebbe necessario avere una legge decisa dal momento in cui le pubbliche amministrazioni fanno e disfanno. In Italia ci sono pure canili che per rispettare la diminuizione del numero massimo previsto hanno semplicemente diviso la proprietà in due entità formalmente diverse. Il rischio, purtroppo,  è che dopo un pò di polverone tutto torni come prima. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).