GEAPRESS – Storie di cani. Ogni comunità è composta da individui. Ogni individuo ha la sua storia. Tra gli abitanti dei canili, spesso, la storia individuale è drammatica e tragica. Oggi vi raccontiamo la storia di Bella di Savino del Canile di Mirabello Sannitico (CB). Quello di Mirabello è un canile che vive grazie alle donazioni di pochi ed alla dedizione di Maria Rosaria Romano e di sua figlia Giusi, aiutate, ogni tanto, da un manipolo di volontari. Un canile che ospita quasi esclusivamente cani anziani, un ospizio di fatto.

La storia di Bella di Savino, in canile da sette anni, comincia un giorno con una chiamata allarmante.”C’è un cane legato ad un albero, in una cava, andate…”. Della serie “armiamoci e partite!” seguono un po’ di informazioni, il minimo per farti andare a “risolvere il problema“. Uno scenario conosciuto da chi si occupa di randagi, col cuore, da volontario.

In fondo alla cava si intravede un cane, magro, magrissimo, legato all’albero, ringhia, latra, non vuole far avvicinare nessuno, dà forti strattoni, ma l’incatenamento lo trattiene, le mammelle scese fanno intendere che si tratta di una femmina. Bisogna avvicinarsi, bisogna tirarla fuori da lì.

Ci avvicinammo con cautela” racconta MariaRosaria “non sapevamo se la corda, la catena avrebbe resistito agli strattoni infuriati della cagna. Poi l’orrore, la poveretta era legata con del filo di ferro, che ad ogni strattone le penetrava nella carne del collo;ma non era finita così, aveva anche nove cuccioli partoriti da poco.

Ma come, aveva partorito legata? Chi l’aveva portata lì sapeva sicuramente che avrebbe partorito! Come avrà fatto la poverina? Non è facile autoaccudirsi durante il parto, veramente difficile se un fil di ferro ti lacera il collo e ti limita nei movimenti. La scena era degna di un film dell’orrore, ma la nostra eroina ce l’aveva fatta. Nonostante tutto.

E come li difendeva quei cuccioli, ogni strattone che dava le martoriava il collo, ma non voleva assolutamente che ci avvicinassimo” aggiunge Giusi “era magrissima, disidradata, i cuccioli, invece, erano belli cicciotti. Subito le demmo acqua e un po’ di cibo per placare la sua fame e la sua sete.” E la sua giusta rabbia verso gli umani.

Con la pazienza che solo gli animalisti doc sanno dimostrare, la lupetta fu persuasa con la dolcezza, aspettando i tempi giusti per toglierle quel cilicio dal collo, per poter toccare i cuccioli senza allarmarla troppo. Io mi fido, tu ti fido, di corsa in macchina, di corsa dal veterinario, per i punti di sutura al collo, per le cure compatibili con l’allattamento.

Bella nei modi, bella d’animo, bella di fatto seppur scheletrica, fu battezzata Bella. Bella di Savino, per distinguerla da un’altra Bella già presente al canile. Poi la sorpresa, Bella era tatuata, quindi l’abbandono non era più solo ipotizzabile, ma palese.

Provvedemmo immediatamente ad inoltrare la denuncia” ricorda Maria Rosaria “ma è rimasta lettera morta, Bella è ancora con noi e chi l’ha abbandonata non ha subito nessuna denuncia, né sanzioni amministrative. Bastava guardare in un breve raggio dalla cava per trovare chi aveva abbandonato Bella condannandola a morte per fame, stenti e probabili complicazioni di parto. Ovviamente non avremmo mai restituito Bella al suo aguzzino“.

Per Bella di Savino e per gli altri ospiti della struttura c’è bisogno di un aiuto concreto e continuativo (VEDI PAGINA DEDICATA); i lettori di GeaPress hanno già fatto tanto per questi cani (vedi articolo GeaPress), ma chiediamo loro di ricordarsi con regolarità di questa gente, bisognosa di tutto: di cibo, di antiparassitari, di medicinali. Ogni stagione ha le sue caratteristiche e le sue emergenze, è stata appena superata l’emergenza neve (vedi articolo GeaPress) che già la moltitudine di parassiti estivi è in agguato, tra questi il temibile pappataccio della leishmaniosi.

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