GEAPRESS – “Hanno arrestato Birillo”. Così numerosi parrocchiani hanno riferito allarmati al parroco di Butera Padre Aldo Contrafatto (nella foto insieme a Birillo). Erano circa le 11 di mercoledì scorso quando un furgoncino si è fermato nella piazza principale del paese, proprio quella dove ogni 15 agosto si svolge il tanto criticato Gioco dell’Oca. Gli accalappiacani venuti da fuori provincia “arrestano” Birillo, un giovane randagio che ormai da tempo stanziava nei luoghi. La scena avviene tra le proteste dei cittadini presenti. Una ragazza addirittura scoppia in lacrime. “Lasciate stare Birillo” grida tra i singhiozzi. I bambini sono ammutoliti. Niente da fare l’ordine è quello di portarlo via. Birillo viene caricato sul furgone e scompare dalla vista dei buteresi.

A prelevare l’“amato” Birillo è il furgoncino di un canile privato nei pressi di Leonforte (EN), convenzionato con il Comune di Butera. Ora Birillo è a 100 chilometri di distanza da Butera e da Padre Aldo Contrafatto. Un accanimento inspiegabile, riferiscono molti buteresi, nei confronti di un cane che era diventato la mascotte del paese.

Birillo era più che una mascotte – racconta a GeaPress Padre Aldo Contrafatto – era diventato il simbolo stesso del rispetto verso gli animali. In una società che è priva di valori, quel cagnolone identificava un valore, il rispetto per tutti gli esseri viventi.”

Padre Aldo ci dice del buon carattere e della discrezione di Birillo.

Ogni sera prima della messa – continua Padre Aldo – si piazzava davanti la parrocchia, ma non entrava mai, poi finita la messa se ne andava. La mattina, invece, accompagnava i bambini a scuola. Partecipava a tutte le processioni, sempre accanto ai giovani, ai bambini. Persino quando hanno sfilato nel giorno della Prima Comunione, Birillo era con loro, li ha accompagnati placido e mansueto. Gli mancava solo la parola…”.

Sull’accanimento nei confronti di questo cane aleggia tra i buteresi il fantasma delle polemiche suscitate dal Gioco dell’Oca. Padre Aldo si è sempre schierato contro tale manifestazione, riconoscendone il carattere diseducativo, soprattutto per i giovani.

A sottolineare l’accanimento ingiustificato verso Birillo è anche Franco Palmeri, un buterese doc che da anni si batte contro il Gioco dell’Oca, affinché la sua Butera non si identifichi con quel “gioco” che prende a colpi di bastone un’oca appesa (già morta) al centro della piazza.

Birillo era diventato la star del paese – dice a GeaPress Franco Palmeri – postavamo le sue foto su facebook, era davvero amato e benvoluto da tutti e tutti sapevano che a quel cane eravamo particolarmente affezionati io e Padre Aldo, ma anche tanti ragazzi, famiglie. Nonostante le proteste e le lacrime non si sono fermati e lo hanno portato via. E’ stata una scena tremenda e crudele.”

In molti gli davano da mangiare e lo pulivano anche – precisa Padre Aldo – E lui ricambiava con la sua compagnia. Poi quell’accalappiamento, forse troppo coreografico, che ha riguardato solo Birillo. Non ho mai visto la stessa solerzia in altre occasioni. Ma non ci perdiamo d’animo. Birillo, simbolo dell’amore verso gli animali, tornerà fra noi.

Padre Aldo e Franco Palmieri si sono già attivati concretamente, con il supporto di Enrico Rizzi, Coordinatore Nazionale del PAE, che conosce bene Butera proprio per la sua famosa Oca (vedi articolo GeaPress). Già ieri sera presso la parrocchia sono state raccolte le prime firme per far rientrare Birillo. L’appello è rivolto al Sindaco di Butera ma anche alla ASL competente. Birillo deve tornare ed essere riconosciuto ufficialmente come “cane di quartiere”, così come previsto dalla legge regionale. La raccolta di firme continuerà sino a domenica, poi, lunedì saranno consegnate alle autorità locali.

La cosa bella è stata la mobilitazione dei giovani – sottolinea Padre Aldo – In tanti sono venuti in parrocchia a firmare e a manifestare la loro vicinanza. E poi, già tre famiglie hanno dato la disponibilità ad adottarlo. Organizzeremo un pullman e andremo in tanti al canile di Leonforte a vedere Birillo e i suoi amici di sventura.”

La visita al canile di Leonforte sarà anche l’occasione per constatare le condizioni di detenzione di tutti i cani presenti.

Con Birillo non si scherza!” conclude Padre Aldo. Un’affermazione che sembra quasi un monito.

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