GEAPRESS – I fatti sarebbero accaduti venerdì scorso, quando nella sponda del tratto cittadino del fiume Reno, sotto il ponte nei pressi di via del Triumvirato, viene trovato un piccolo zaino. La zona è frequentata da stranieri e da persone che portano in passeggiata il proprio cane. Lo zainetto incuriosisce ed un signore che nei luoghi viene proprio per fare sgambettare il quattrozampe, decide di aprirlo. All’interno ci sono alcune pietre ed il corpicino di un cane di colore nero. Si raduna una piccola folla ma nessuno ritiene di dovere denunciare il ritrovamento. Anzi, ai collari del cagnolino viene legata una cordicella che, pendente da un ramo, calerà lo zainetto in acqua. Le pietre, non rimosse, faranno sprofondare il tutto.

Tale racconto viene riferito il giorno dopo a Chiara Munari che, in quei luoghi, porta anch’essa il proprio cane. Inorridita si avvicina a quella corda la quale serba ancora il macabro peso. Lo zainetto, le pietre e i poveri resti. Un maschietto con il petto deformato forse da alcuni tumori. Poi un prolasso intestinale e due collari. Uno di colore azzurrino e l’altro del tipo antipulci. Chiara cerca di saperne di più, ma a parte la strana curiosità di chi ha voluto mostrare lo zainetto sommerso, poco o nulla si viene a sapere.

Chiara Munari si attiva subito e due ore dopo arriva la ditta incaricata dello smaltimento. Dopo una serie di passaggi tra i vari numeri delle emergenze in uso alle forze di polizia, sopraggiunge anche la Polizia Municipale. Il cagnetto ha la lingua penzoloni che sembra essere stata presa a morsi. Così riferisce l’addetto della ditta. Il cane viene disposto in un sacco e mandato all’incenerimento.

Chiara, però, vuole sapere cosa è successo a quel povero cane. Sporge denuncia e diffonde la foto. Forse una segnalazione di qualche attendibilità. Il cagnetto potrebbe essere stato visto, assieme ad un altro compagno di sventura, in possesso di una persona che vivacchia nella zona. Tutto da verificare, però. Circa l’esame autoptico doveva essere chiesto dall’autorità competente, forse la stessa Municipale. Il cagnetto di origine e fine ignota, è però già avviato all’incenerimento.

Mi domando perché nessuno ha fatto niente – riferisce Chiara Munari a GeaPress – perché casualmente sono dovuta imbattermi io per denunciare il tutto. Spero almeno che con la diffusione della fotografia si possa sapere qualcosa di più“.

Per ora l’unica cosa certa è che il cane non aveva microchip. Difficile pensare che lo zaino, appesantito dalle pietre, sia stato trasportato dalla corrente. Dal racconto di chi venerdì l’ha trovato, parrebbe essere stato rinvenuto vicino la sponda, in un punto non facilissimo da raggiungere. Poi l’assurdo inabissamento.

Per chi avesse informazioni in merito GeaPress mette a disposizione la sua mail info@geapress.org

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