GEAPRESS – Bia è una San Bernardo, la strada è la Statale 7 bis, il tratto è quello tra Pomigliano d’Arco e Nola, in provincia di Napoli. Bia è stata investita, forse frontalmente, ma riesce a trascinarsi fino al centro strada, trovando rifugio proprio tra i guardrail, al centro della carreggiata. Angela  riceve una telefonata, la solita che ricevono i/le volontari/e di mezza Italia “c’è un cane ferito”.

Al solito il soccorso, l’emergenza vengono demandati a chi dovrebbe portare coccole ed affetto, non certo primo soccorso a rischio anche della vita.

Sul posto arrivano Francesca, poi Angelo e poi Angela. Vengono chiamati i Carabinieri, bisogna bloccare il traffico.

Dopo due ore il traffico viene finalmente bloccato da una pattuglia dei Carabinieri di Cisterna, finalmente si può soccorrere il cane.

Emorragia, frattura della mandibola, ma ce la farà. Grazie a Francesca, Angelo ed Angela, grazie alla loro cocciutaggine, Bia non è morta dissanguata su una Statale qualsiasi del territorio italiano.

Bia ha un microchip, ma come succede spessissimo non è inserito nella banca dati.

Una riflessione è d’obbligo, a 19 anni dalla promulgazione della legge sul randagismo e gli animali di affezione (la LQ 281/91) l’emergenza è ancora demandata ai volontari, come negli anni novanta quando non esistevano, nemmeno sulla carta, strutture istituzionali per il pronto soccorso e la tutela dei randagi; ancora oggi i volontari  sono costretti al soccorso anche in situazioni di pericolo.

E pensare che il soccorso degli animali incidentati è un obbligo!

Col passaggio dal tatuaggio al microchip poco o nulla è modificato. Difficile era identificare un cane ricorrendo al primo, continua ad essere difficile identificare anche il cane microchippato.

Bartali avrebbe detto “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”.

(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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