GEAPRESS – Già ieri GeaPress (vedi articolo) aveva manifestato dubbi sul fatto che il grosso cane che ha morso alla testa il bambino di Belmonte Mezzagno (PA), potesse non essere un randagio. Addirittura si ipotizza un conoscente di famiglia.

Secondo il dott. Paolo Giambruno, Direttore Dipartimento Prevenzione Veterinaria dell’Azienda Sanitaria Provinciale – “le caratteristiche di un Pastore Maremmano sono difficilmente conciliabili con una vita di cane randagio. Potrebbe trattarsi di un recentissimo abbandono – ha aggiunto il dott. Giambruno – oppure di un cane sfuggito al controllo del proprietario”. I pastori maremmani, secondo GeaPress, così come altre varietà di cani domestici, se abbandonati fanno subito una brutta fine. In genere un colpo di fucile o polpette avvelenate. Il cane di Belmonte Mezzagno, inoltre, era molto pulito ed in ottima salute, situazioni queste difficilmente compatibili con la vita di un randagio.

Il pastore maremmano è stato affidato ad una struttura comunale ed è attualmente sotto osservazione, così come prevede il Regolamento di Polizia Veterinaria – ha dichiarato a GeaPress il dott. Calogero Sceusa, Dirigente Veterinario Unità Operativa Palermo Extraurbana, competente per territorio – Siamo intervenuti subito assieme ai Vigili Urbani. Il cane purtroppo non aveva microchip ed è condivisibile la preoccupazione che possa non essere un randagio”. 

La Legge sul randagismo, recepita in Sicilia dieci anni addietro, impone ai Comuni obblighi precisi innanzi tutto sulla verifica dell’avvenuta microchippatura. Se non viene rispettato questo obbligo il problema degli abbandoni non finirà mai.

Nessuna richiesta di riconoscimento di microchip, per il caso in questione, è pervenuta al mio Ufficio – ha dichiarato a GeaPress il dott. Paolo Ingrassia, Responsabile Unità Operativa Anagrafe Animale dell’ASP Palermo – Il caso ripropone l’importanza del rispetto dell’obbligo della microchippatura. Se un cane sfugge al controllo di un proprietario che non ha adempiuto all’obbligo, basta non rivendicare la proprietà e purtroppo il gioco è fatto”.

La preoccupazione di un nuovo caso come quello di Ragusa, un bambino ucciso e una turista rimasta gravemente ferita, era ricorso nelle scorse ore a seguito dell’episodio di Belmonte Mezzagno. Non erano però veramente randagi neanche i cani di Ragusa, il cui strampalato detentore era stato finanche sottoposto a discutibili ispezioni. Lui ed i responsabili locali del problema randagismo, sono oggi rinviati a giudizio. Per il nuovo caso si spera invece di inchiodare sulle sue responsabilità il padrone che non ha rispettato la legge, nonché che il Comune attivi efficaci controlli sui padroni dei cani.(GEAPRESS).