GEAPRESS – Ormai viene dato per scontato. In Italia vige il divieto di vendita di cuccioli di cane di età inferiore ai due mesi di vita. C’è poi l’obbligatorietà della registrazione, del microchip e degli obblighi che ne derivano per i Veterinari abilitati, oltre che, ovviamente, per i padroni. In Italia, cioè, esiste un’anagrafe canina, dalla quale discendono anche gli obblighi per i Comuni.

Chi ha dato corpo sull’intero territorio nazionale a tutte queste disposizioni? Viene facile rispondere che trattasi della legge sul randagismo, oppure delle leggi regionali. Ed invece ci sono regioni che hanno ottemperato con semplici circolari richiamate a quanto stabilito dalla Conferenza Stato Regioni incaricata di dettare le modalità tecniche operative. Ancora oggi, infatti, non esiste un testo di legge nazionale che disciplini una realtà che a livello nazionale si basa ancora su una semplice Ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Ordinanza, ovviamente, “contingibile ed urgente“. Ordinanza che disciplina le “misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina“. Un provvedimento tanto urgente che nel 2010, al suo scadere, si è dovuto rinnovare. Fatto, questo, pregiudizievole nel caso di eventuali ricorsi al TAR. Un provvedimento come l’Ordinanza, infatti, non può essere troppo esteso nel tempo. Deve, cioè, essere corrisposto in tempi brevi da una disposizione di legge. Le Regioni hanno solo in parte provveduto.

Quella che viene definita una disposizione “urgente”, è stata in realtà nuovamente reiterata lo scorso luglio. Esattamente il 19 luglio 2012, con validità questa volta non più di due anni ma di soli sei mesi, è stata reiterata l’Ordinanza del 2010 che a sua volta reiterava l’Ordinanza del 2008 (quella contingibile ed urgente).

Dunque, di Ordinanza in Ordinanza, in Italia manca ancora un testo unico nazionale sull’anagrafe canina. Fatto, questo, che tra i numerosi problemi causati, registra anche imbarazzanti disservizi. Può così succedere che il Ministero della Salute fornisca dei dati virtuali sul randagismo. Ricavati da vecchi database (chissà di quale validità) ed elaborati sui dati molto parziali pervenuti più di recente. E’ successo lo scorso giugno. (vedi articolo GeaPress). Il motivo è da ricercarsi nella lentezza o totale assenza, del database delle Regioni. Come se ciò non bastasse (ma di questo la reiterata ordinanza non ha grave colpa) i fondi sul randagismo sono stati tagliati del 93% rendendo di fatto virtuali anche i possibili interventi in campo (vedi articolo GeaPress) ed allargando così le basi per futuri accordi tra privati gestori di canili e amministrazioni comunali desiderose di sbarazzarsi del cane di strada senza risolvere, però, il problema del randagismo

Veramente un testo unico sarebbe ancora in preparazione. Stagna presso le Commissioni della Camera ed ultimamente c’è pure chi, in casa animalista, si è augurato che mai venga esentato. E’ stato totalmente stravolto posticipando tutti gli interventi in funzione delle esigenze dei commercianti di animali.

Ad ogni modo, l’ultimo provvedimento con il quale è stata reiterata l’Ordinanza fa presupporre un nuovo accordo Stato-Regioni. Forse qualcuno si è accorto di come la gestione delle varie anagrafi canine regionali non segua criteri stabiliti a livello nazionale. Una sorta di federalismo canino lasciato alla mercè dell’Assessore alla Sanità di turno, nelle varie regioni.

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