GEAPRESS – In totale quasi 2700 trappole in lacci-cappio d’acciaio, disposte sia in terra che sugli alberi, in soli quattro sentieri. Sono questi gli incredibili numeri che testimoniano ancora una volta la drammaticità del fenomeno del bracconaggio nelle montagne del cagliaritano. Trappole distrutte dai volontari della LIPU che in questi giorni, guidati da Giovanni Malara, stanno animando i sentieri dell’area protetta del Gatturu Mannu e Monte Capeddu.

In tutto appena quattro uccellini trovati ancora vivi prontamente liberati, e quattordici rinvenuti già morti. Tra questi Codirossi, Pettirossi e Fringuelli, tutte specie protette dalla legge e comunque catturate con mezzi di caccia vietati, come i lacci-cappio. Ben 700 di questi nel solo Gatturu Mannu, addirittura 1300 tra Punta de Meriagu e Serra Perdosa nel Comune di Capoterra, ben 450 nel Monte Capeddu e “soli” 200 in località Punta de Su Luru.

Ad aggravare ulteriormente il disastro dei bracconieri, la presenza di quattro lacci-cappio per Gatto selvatico, uno per Cinghiale ed addirittura il rinvenimento di una zampa di Cervo sardo. Il raro animale, endemico della Sardegna, era sicuramente rimasto bloccato da un laccio-cappio che gli aveva verosimilmente lacerata la ferita fino ad arrivare alla quasi amputazione dell’arto. I bracconieri hanno trovato più semplice tagliare direttamente quello che restava della zampa e trasportare via il resto. Un secondo ritrovamento in pochi giorni che va così ad aggiungersi al Cervo sardo tagliato in tre pezzi e nascosto dentro gli zaini di tre bracconieri fermati dal Corpo Forestale della Regione Sardegna (vedi articolo GeaPress, in caccia 28 dicembre 2010).

Per quanto riguarda il Gatto selvatico, la LIPU ricorda che questi animali, particolarmente protetti dalla legge, sono invece considerati dagli uccellatori come dei concorrenti da uccidere. I Gatti selvatici, infatti, si nutrono anche di piccoli uccelli che i bracconieri, evidentemente, considerano di loro esclusiva “proprietà”. I piccoli uccelli intrappolati e già trovati in evidente stato di decomposizione (tanto da non potere essere venduti nei ristoranti del cagliaritano) vengono così utilizzati come esche nelle trappole disposte in terra dagli uccellatori. In molti casi, questi gatti, finiscono in pentola o arrostiti, dopo essere stati fatti macerare, all’agro dolce.

Il Gatto Selvatico presente in Sardegna, aggiunge la LIPU, presenta caratteristiche genetiche del tutto diverse da quello diffuso nella penisola. Appartiene alla specie Felis lybica, simile a quella diffusa in Nord Africa: un animale selvatico importato dai Fenici, che lo trasportavano con loro allo scopo di eliminare i topi sulle navi. Secondo alcuni autori è proprio dall’ addomesticazione di questa specie che deriverebbero i gatti domestici.

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