GEAPRESS – E’ iniziato in questi giorni l’intervento della LIPU – Lega Italiana Protezione Uccelli – per la protezione dei piccoli uccelli migratori, decimati in gran numero nei boschi situati nelle vicinanze di Cagliari da attività di cattura illegale per mezzo di trappole e reti.

Le alte temperature e l’assenza di precipitazioni hanno fatto si che il numero degli uccelli presenti nei boschi sia ancora molto basso, anche a causa della ritardata maturazione dei frutti di cui gli uccelli si nutrono.

Per questo il numero delle trappole individuate è ancora relativamente basso.

Il fenomeno è però destinato ad intensificarsi con l’arrivo del freddo, quando tutti gli uccellatori provvederanno ad allestire i propri sentieri, visto che i maggiori guadagni sono realizzati in concomitanza con le festività natalizie.

In quel periodo, purtroppo, molti cagliaritani hanno l’abitudine di consumare i “Pillonis de taccula”, spiedini composti da otto uccelli.

Una decina di volontari percorre in questi giorni i sentieri realizzati dagli uccellatori distruggendo le trappole, costituite da cappi per impiccagione posti sui rami delle piante della macchia e da trappole a scatto situate alla base delle stesse ed innescate con bacche di corbezzolo o ginepro.

I sentieri sono presenti in tutte le aree boscose del Sulcis, ad Ovest del capoluogo, ma insistono particolarmente nei Comuni di Capoterra, Uta, Assemini e Santadi.

Gli uccellatori presenti nel Sulcis sono stimati in circa 200 ed ognuno di essi realizza un sentiero, costituito da un numero di trappole che possono essere solo poche decine nel caso di uccellatori occasionali o molte migliaia nel caso di quelli professionali. Questi ultimi realizzano ingenti guadagni vendendo gli animali, in particolare tordi, sia ai privati che ai ristoranti ed agriturismi della zona, che li somministrano illegalmente e senza alcun controllo sanitario.

Nel Sarrabus, situato nella parte orientale della provincia di Cagliari, l’uccellagione viene praticata da un numero molto inferiore di uccellatori, ma i sistemi utilizzati sono ancora più distruttivi, in quanto gli uccelli vengono catturati in enormi sbarramenti di reti fisse del tutto privi di ogni selettività.

Qui le trappole in crine di cavallo sono sostituite dalle tagliole Sep, che spezzano la colonna vertebrale degli uccelli.

Il lavoro dei volontari della LIPU consiste nella distruzione totale delle trappole e delle reti e nella rimozione dei lacci in cavo d’acciaio (vedi foto) che vengono legati alla base delle piante per catturare esemplari di Cinghiale o Cervo Sardo, anch’essi rivenduti come selvaggina pregiata.

La LIPU sottolinea come la maggior parte degli impianti di cattura sia situata in zone protette, come il Parco dei Sette Fratelli e quello del Gutturu Mannu. Ciò conferisce ancora maggiore gravità a questa odiosa e distruttiva attività, che costituisce una seria minaccia per molte specie, sia migratrici che stanziali.

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