Primo ottobre 2010

di Giovanni Malara

E’ sterrata, ma si tratta di una strada importante. Unisce infatti le province di Cagliari e Iglesias, passando per Santadi. E’ rimasta cosi, senza asfalto, per non danneggiare un ambiente naturale di straordinario valore, un’area già protetta che sta per diventare il Parco del Gutturu Mannu.

Siamo in 4, tutti volontari della LIPU.

Scendiamo dalla macchina e ci inoltriamo nel bosco, in direzione del fiume. Percorriamo solo pochi metri, non più di 50, e facciamo subito centro. E’ un sentiero lunghissimo, infestato di trappole a scatto messe sul terreno e cappi di nylon appesi agli alberi. Si snoda per almeno 2 chilometri parallelo alla strada. Cosi gli uccellatori non fanno nemmeno fatica: scendono dalla macchina e sono subito sul “posto di lavoro”.

Cominciamo meticolosamente a togliere i cappi, tagliando i supporti in ferro ed i rami posatoio. Non facciamo alcun danno alle piante: quei rami sono stati strozzati col fil di ferro e sono destinati a seccare comunque.

Liberiamo un Pettirosso ancora vivo. Togliamo dai cappi due Tordi già strangolati.

Lavoriamo da quasi due ore quando sentiamo le voci. Sono due persone che parlano tra di loro e si stanno avvicinando.

Passano pochi minuti e dalla stessa direzione udiamo le urla. Si capisce qualcosa come “Figli di bagascia, che state facendo?” e cominciano ad arrivare le pietre. Si schiantano contro gli alberi che ci separano dagli assalitori, ma è chiaro che sono grosse.

Visto che non riescono a colpirci i due si avvicinano a pochi metri, superando la barriera di alberi. Io sono il primo del gruppo e li vedo bene. Sono giovanissimi, 20/25 anni al massimo. Portano tutti e due un berrettino nero e lanciano pietre grosse come arance. Mi sposto di lato per non essere colpito e cosi facendo scivolo in un piccolo impluvio. I due si avvicinano ancora. Il primo me lo trovo vicinissimo. Mi lancia due pietre. Per miracolo riesco a schivarle, se mi avesse preso mi avrebbe fracassato la testa. Riesco a restare lucido e lo guardo negli occhi. E’ più spaventato di me. Allora reagisco: prendo delle pietre da terra e gliele tiro, mancandolo a mia volta.

Il suo compare è più furbo, resta nascosto dietro gli alberi, anche se continua a gridare.

Intanto arrivano gli altri volontari a darmi man forte. Il primo potremmo agguantarlo, ma è veloce, si gira e scappa.

Non sono episodi che accadono spesso. Nei 45 giorni di lavoro del 2009 gli 85 volontari che hanno operato nel Basso Sulcis hanno subito “solo” un’altra aggressione.

Ma il clima sta peggiorando.

Fino al 2008 gli uccellatori se la prendevano solo con le macchine. Appena ne lasciavi una incustodita erano guai.

Dal 2009 il tiro è stato spostato: dai danni alle cose si è passati alle aggressioni contro le persone.

Perchè?

Intanto perché la nostra azione è diventata sempre più efficace ed abbiamo provocato danni devastanti agli uccellatori.

Negli ultimi tre anni i volontari della LIPU hanno distrutto quasi 60.000 trappole, 472 tagliole Sep, 393 reti (per un totale migliaia di metri lineari), 4 tagliole per Gatto Selvatico ed hanno liberato centinaia di uccelli.

Ma soprattutto hanno proceduto alla denuncia di 5 uccellatori con la collaborazione di Carabinieri e Polizia, mentre altri 13 sono stati immortalati dalle nostre telecamere nell’atto di ritirare la preda e denunciati all’Arma dei Carabinieri.

Abbiamo costretto gli uccellatori ad allontanarsi dai paesi, rifugiandosi in zone sempre meno agevoli.

E poi nell’autunno 2009 abbiamo scoperto una combriccola di bracconieri che agivano indisturbati da anni, in un territorio che consideravano inespugnabile. Costoro hanno percepito la LIPU come l’unico vero ostacolo ai loro traffici illeciti ed hanno reagito con la violenza.

E qui sta il nocciolo del problema.

Perché mai decine di volontari, studenti o lavoratori, devono lasciare lo studio o il lavoro, prendere una nave per la Sardegna e trascorrere in questa bellissima isola sei settimane all’anno a caccia di trappole e reti, quando ci sarebbe chi è preposto a svolgere, per compiti di istituto, questi controlli?

E’ molto semplice: perché l’uccellagione nel cagliaritano è contrastata in modo del tutto insufficiente dalle Forze dell’Ordine. Sono pochissime le denunce a carico degli uccellatori, nessun sequestro è mai stato fatto nelle decine di ristoranti ed agriturismo che, violando la legge, commercializzano gli uccelli.

Lo Stato appare assente e se non ci fossero i volontari il già grave danno all’ambiente ed alla biodiversità diventerebbe enorme.

Ed il viaggio di centinaia di migliaia di piccoli uccelli, molti dei quali particolarmente protetti dalla legge italiana ed europea, finirebbe lì, negli sterminati boschi del Sulcis, pieni di frutti e di insidie.

(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).