GEAPRESS – A Pavia, città simbolo dell’industria pellicciaia italiana, ieri pomeriggio si è infranto un tabù. Il “meglio nudi che in pelliccia“, noto slogan che da decenni caratterizzata la battaglia animalista, in Italia non era mai andato oltre un … quasi nudo. Ieri, invece, è bastato un attimo. Al primo avvio, in mutande, è seguito un continuo gettare all’aria i vestiti. Fino al petto, ovviamente, ma questa volta senza veli. A parte isolate iniziative ed una partecipata, ma ancora  pudica, recente iniziativa avvenuta ad Arezzo,  il tabù, fino ad ora, aveva resistito.

Ed invece, a due passi della nota pellicceria Annabella, il “meglio nudi che in pelliccia” ha infine toccato, per la prima volta in Italia, la sua quasi totale conclamazione.

Il noto slogan, è stato per prima utilizzato negli spot animalisti di derivazione americana, che vedevano però protagoniste note modelle in sfilate di nudo integrale  anti pelliccia. Poi le apparizioni in piazza. In America come in Europa. In paesi anglosassoni come latini. Da Londra, fino a Madrid, dove venne messa in scena una vera e propria performance ad alto impatto con un centinaia di corpi nudi imbrattati di colore rosso.

Gli slogan sono ormai noti e ripropongono tutto lo sdegno per un abito fondamentalmente inutile e sicuramente costruito con la pelle (e pelo) di decine di animali. Gasati, oppure uccisi per rottura (manuale) delle vertebre cervicali. Per non parlare della trappole, ancora utilizzate a prescindere dalle smentite  dell’industria di settore. Anzi, a leggere i protocolli nord americani, le trappole sarebbero pure “umanitarie”.

Eppure la pelliccia ancora si usa. Stante un recente rapporto del Ministero della Salute (Dipartimento della Sanità Veterinaria), gli allevamenti italiani non avrebbero rilevato particolari problematicità. Chissà.

Poi gli inserti. Ritagli, da utilizzare nelle maniche, cappelli, colli di cappotti, ma anche costumi, caschi da motociclista, scarpe e perfino mutande. Qualora ci fosse stato bisogno di una ulteriore prova dell’inutilità dell’indumento, si accusa tra gli animalisti.

In Italia è stata proprio l’industria di Pavia a lanciarli. Ieri, proprio a Pavia, è però caduto un tabù.

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