GEAPRESS – Presso la Procura della Repubblica di Brescia è stato aperto un fascicolo inerente l’allevamento di visoni di Montirone. Lo scorso tre dicembre, data successiva allo svuotamento dello stesso, sarebbe avvenuto il sopralluogo diretto dal PM dott. Ambrogio Cassiani. Si tratta, come ormai noto, dello stesso PM dei fatti di Green Hill.  Indagini sul presunto maltrattamento di cani beagle ed il successivo sequestro della struttura. Lo stesso PM, tra l’altro, si è occupato degli arresti scaturiti lo scorso 28 aprile nel corso di una manifestazione animalista.

A Montirone, a seguire le indagini sarebbe il Corpo Forestale dello Stato, Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Brescia. Stesso corpo di polizia che, congiuntamente alla Digos di Brescia, è intervenuto nel caso Green Hill.

Il procedimento aperto sull’allevamento di Montirone farebbe seguito ad un esposto pervenuto da una o più associazioni animaliste. Stante le prime indiscrezioni, la struttura non avrebbe però rilevato evidenti difformità rispetto ai parametri di legge.

Le indagini, comunque, sono ancora in corso. L’eventuale assenza di particolari rilevanze penali potrebbe ad ogni modo non influenzare l’iter della Giustizia ammistrativa. Il TAR, infatti, è intervenuto su Montirone, a seguito dell’opposizione della proprietà all’Ordinanza di chiusura disposta dal Sindaco della cittadina del bresciano. Eccessiva vicinanza con le abitazioni e potenziali nocimenti per la salubrità dei luoghi. Tutto da confermare, comunque, anche perché il TAR ha concesso la sospensiva al provvedimento, ma solo fino alla conclusione del mese di novembre. Vale a dire a conclusione del ciclo produttivo. Questo spiega l’assenza di animali al momento del sopralluogo della Magistratura.

Gli animali, secondo indiscrezioni pervenute, sarebbero stati venduti forse ad un ben più grande allevamento lombardo. A gennaio, invece, è attesa la decisione di merito del TAR ed in quel caso, salvo ricorso in Consiglio di Stato, si vedrà chi ha ragione.

Vale la pena ricordare che le previsioni di legge in tema di allevamenti, ivi compresi quelli di animali da pelliccia, sono decisamente caratterizzate dalla tutela della produzione. Questo anche quando si denominano in difesa del benessere degli animali.

Solo qualora i deboli parametri venissero violati (con volontà), potrebbe scattare il reato di maltrattamento o uccisione di animali. Questo perché le leggi speciali (leggi di settore) sono al di sopra di quanto disposto sia dal reato di maltrattamento, ma anche di uccisione e competizioni tra animali. E’ il caso, ad esempio, della condanna in merito alla sperimentazione animale non autorizzata di Mirandola, nei pressi di Modena. Se quell’allevamento fosse stato autorizzato, nulla si sarebbe potuto fare.

Sempre applicabile, anche nel caso degli animali da pelliccia, è invece il reato di cui alle inidonee condizioni, ovvero l’art. 727 del Codice Penale. Un reato di contravvenzione che non spaventa granché  neanche il piccolo allevamento di Montirone.

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