GEAPRESS – Una manifestazione compatta e senza polemiche. Un successo pieno il corteo antipellicce di Montirone (BS), svoltosi ieri pomeriggio ed organizzato da Animal Amnesty. Ieri, in strada, c’erano non meno di 500-600 persone. Un corteo in sintonia con le decisioni del Comune, dal momento in cui proprio a Montirone, vige un’Ordinanza di chiusura dell’allevamento di visoni. 3000 animali, che stabulano a due passi dalle case con tutto quello che comporta un’attività produttiva di questo genere. Produzione che però è sembrata doversi tutelare nell’Ordinanza di Sospensiva concessa dal TAR su ricorso della proprietà. A fine novembre, fino a quando cioè ha validità la sospensiva, vanno in produzione (ovvero alla morte) i visoni. Poi, su tutto, deciderà (salvo ricorso) la sentenza di merito, attesa per gennaio.

Non abbiamo nulla contro il Comune – riferisce a GeaPress Piercarlo Paderno, leader di Animal Amnesty – anzi, se in tal maniera si fossero espresse altre amministrazioni, molte delle nostre istanze per i diritti degli animali sarebbero già state accolte“. Animal Amnensty attende pertanto la sentenza di merito come evento decisivo, ma nel frattempo la battaglia va avanti. Per i visoni di Montirone come per gli ormai non tantissimi allevamenti di animali da pelliccia italiani.

Purtroppo non corrisponde al vero che l’allevamento verrà chiuso – spiega Piercarlo Paderno – Potrà esserlo in funzione delle sentenza di merito, ma è presto per cantare vittoria. Intanto siamo soddisfatti del buon esito della manifestazione. Centinaia di persone, tutti uniti per un solo scopo. Un deciso segnale dell’ampia condivisione di questi temi“.

C’è da sperare che la proprietà non insista per una proroga della sospensiva oltre fine novembre. Significherebbe un altro ciclo produttivo, ovvero poveri visoni in gabbietta in attesa di morire per un mercato che ha saputo aggiornarsi. Ha riciclato il concetto di pelliccia, trasformandola in inserto. In definitiva è in po’ come elevare a potenza l’inutilità pratica di questo indumento.

Le remore animaliste, scrisse in un suo dépliant un nota casa pellicciaia di Pavia, sarebbero state calmate proprio con l’inserto. Ed invece no. Anche se la pelliccia diventa inserto, non è così che si interrompe la filiera della morte, dicevano ieri a Montirone. Insomma bordi di maniche, di guanti e cappotti, finanche scarpe, caschi da motociclisti, per non parlare di mutande e costumi, l’inserto di pelliccia fa bella mostra, ma solo ed ancor di più della sua (non indolore) inutilità.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati