nemesi
GEAPRESS – Sette giorni di prognosi per Claudio e dieci per Brenda. Questo quanto rilasciato dai sanitari ai due attivisti di Nemesi Animale, protagonisti di un incredibile inseguimento subìto da parte di un allevatore di visoni ed altri due individui. I fatti sono avvenuti a Dovera, vicino Crema.

Tutto documentato in un filmato terribile, girato dagli stessi attivisti, che vede l’automobile da loro occupata venire inseguita e tamponata da quella dell’allevatore. Mezzo, quest’ultimo, che si presentava senza targa anteriore. Un filmato che molto probabilmente rappresenta il miglior risultato che gli animalisti di Nemesi Animale potevano ottenere. Il  video, caricato su You Tube appena lo scorso 16 agosto, ha superato alle 22.09 di stasera le 25.000 visualizzazioni. Poi le cronache dei giornali e di importanti telegiornali. La macchina inseguitrice, con quel bastone esposto fuori dal finestrino, rimarrà di sicuro nella storia del movimento animalista, non solo italiano.

Proprio su quest’ultimo aspetto è probabile che si focalizzerà una parte delle vicende che nei prossimi mesi potrebbero scaturire dai fatti di Dovera.

In alcuni paesi esteri, infatti, sono state varate delle leggi che puniscono gli autori di filmati animalisti eseguiti negli allevamenti. Paesi non proprio capofila per mancata rudezza di intervento, come alcuni della sconfinata e bigotta provincia agricola americana, ma che comunque sono riusciti a  movimentare un acceso dibattito. Quali sono i limiti di un filmato e chi  può eseguire le riprese? Il problema, in questo caso, va oltre la difesa della proprietà privata (i due attivisti di Nemesi Animale  erano comunque fuori dall’area dell’allevamento ma avevano puntato la telecamera oltre il muro di cinta). Riguarda l’uso che viene fatto del filmato. Non a caso la prima difesa che un po’ ovunque viene avanzata da chi si vede documentato dietro le quinte, è quella di accusare una presunta manipolazione dei luoghi. In altri termini, chi ha filmato avrebbe prima cambiato parti della scena, girando così a suo favore quanto poi dovrà essere interpretato. Certo, però, che nelle minuscole gabbiette che costringono i poveri visoni nella loro breve esistenza, prima di venire gasati e spellati, c’è poco da modificare e comunque nulla giustifica l’incredibile reazione avuta dall’allevatore.

E’ probabile che in merito ad una possibile valutazione della presunta intenzionalità dell’aggressione, potrà essere acquisito dagli inquirenti anche il filmato girato dal TG3 Lombardia che, recatosi nell’allevamento, ha intervistato una delle persone che si trovavano nell’automobile inseguitrice. A prescindere da ciò, avere nel passato subito la “liberazione” (il termine è stato utilizzato dallo stesso allevatore) dei visoni, di certo non può giustificare tanta violenza. Come giustamente ha riferito la giornalista della RAI, si sarebbero dovuti chiamare i tutori dell’ordine.

Sulla vicenda si prospetta dunque una battaglia legale. I possibili reati che sarebbero al vaglio degli inquirenti potrebbero riguardare la violenza privata, minacce, danneggiamento e lesioni. Diverse valutazioni dalla controparte, soprattutto in merito al fatto che i due animalisti stavano filmando rivolti verso l’interno della proprietà. Si vedrà, del resto ogni evoluzione del pensiero (nel nostro caso il diritto a documentare) anticipa le scelte politiche  e di conseguenza quelle legislative. Divieto di documentare o provvedimenti nel settore? Di certo con il nostro paese stantio ad evolvere la propria legislazione (e non solo sul tema dei diritti degli animali) c’è sempre il rischio che il tutto si impaludi nel sonno della ragione. Anche questa è una tattica.

Claudio e Brenda, intanto, dovranno curarsi da quella che tecnicamente si chiama distorsione cervicale, ovvero il cosiddetto “colpo di frusta”. Da attenzionare, inoltre, l’anomala curvatura di alcune vertebre che la ragazza potrebbe aver subito a seguito dell’incidente.

Per Nemesi Animale, però, l’allevatore ha commesso un grave errore. Forse il più grave finora commesso e tutto in favore della causa anti pellicce. Dopo l’inseguimento da incubo, le collisioni ed il bastone mostrato dal finestrino (secondo la persona intervistata a volto non visibile dal TG3 Lombardia, potrebbe essere stato usato a scopo difensivo), si sono ritrovati in mano qualcosa di veramente inedito. Per filmare in quelle condizioni, a prescindere dall’oggetto dell’intervento, bisogna essere molto … bravi. Sangue freddo, si direbbe.

Quanto avvenuto vicino Crema è ora oggetto di indagini della Questura di Lodi. Già poco dopo la denuncia di Claudio e Brenda, la Polizia di Stato si è recata nell’allevamento, identificando le persone.

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