GEAPRESS – Reazioni contrastanti, come ovvio che sia, alla decisione presa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (le motivazioni sono state rese note già da ieri) di mantenere il bando d’importazione di prodotti di foche uccise in Canada. Rigettato, infatti, il ricorso avanzato dai produttori di pellicce e da associazioni locali di cacciatori canadesi.

Secondo i cacciatori si tratta di un colpo grave ai danni dell’intera caccia di cosiddetta tradizione. La causa, secondo loro, sarebbe dei “cittadini” fuori dal mondo reale. Più o meno le stesse motivazioni addotte dagli italici cacciatori che, similmente alle scelte nefaste del Governo canadese, ottengono dalle Giunte e dai Consigli regionali il permesso di potere sparare a specie di uccelli protette dalla stessa Unione Europea.

Il Governo canadese, dal canto suo, ha in questi anni cercato di acquisire nuovi mercati come quello cinese (vedi articolo GeaPress) ed ha allo studio ipotesi di aiuto per la traballante industria pellicciaia canadese basata sullo scuoiamento dei cuccioli di foca.

Per la sua politica filocaccia la Signora  Gail Shea,  Ministro canadese della pesca, si beccò pure una torta in faccia da un’attivista di PETA (vedi video e articolo GeaPress). Ed a proposito di animalisti un pò in tutto il mondo si sta, in queste ore,  festeggiando la decisione della Corte di Giustizia Europea.

Va, comunque, rilevato che la caccia alle foche è praticata per scopi commerciali anche in Groenlandia, Norvegia, Namibia (vedi articolo GeaPress) e Russia. Per singoli paesi, però,  il numero di animali uccisi è inferiore a quello canadese, stimabile per il 2010 in una quota preventivata di oltre 300.000 foche.

Un altro rischio, questa volta di nuovo per le foche canadesi ed il bando d’importazione in Europa, risiede in altri due ricorsi presentati presso la Corte di Giustizia europea e l’ Organizzazione mondiale per il commercio (vedi articolo GeaPress).

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