GEAPRESS – Al fischio di inizio tutti nudi o quasi. Dopo le foto della manifestazione antipellicce (vedi articolo GeaPress) ora il video. Una coreografia ben studiata, che ha incuriosito sicuramente in molti.

Per questa manifestazione ci siamo ispirati ad alcune associazioni animaliste straniere. All’inizio c’è stato un pò di imbarazzo – ha dichiarato a GeaPress Ilaria Isacchi, Responsabile LAV di Arezzo – ma per la causa abbiamo superato anche questo. Poi – aggiunge Ilaria – è stato anche divertente, le persone si avvicinavano, divertite e incuriosite, chiedevano notizie sulle pellicce, su come riconosce quelle vere dalle sintetiche. Altri hanno chiesto di essere informati sulle iniziative.”.

Di sicuro nessuno ha protestato, neanche i pellicciai stranamente zitti nonostante l’eco sulla stampa. Una manifestazione ben riuscita, organizzata dai volontari delle sedi LAV ed OIPA cittadine e poi da altri animalisti, non iscritti ad Associazioni, persone sensibili che volevano manifestare il proprio dissenso all’uso delle pellicce. Prima, al .. fischio pattuito, un velato striptease e poi la sfilata per le vie del centro.

Un’inusuale performance che ha consentito di informare molti sull’industria della pellicceria. Le tecniche di uccisione degli animali, le maniere nascoste di imbottire od orlare cappotti e giubotti con striscie di pelo animale, le condizioni degli allevamenti. Poveri animali finiti gasati o con la rottura manuale delle vertebre cervicali. Oppure con due elettrodi agganciati alla bocca ed all’ano, per non rovinare il manto. Per cosa, poi? Si chiedono gli animalisti. Per un abito che non ha alcuna funzionalità specifica, se non quella propinata dalle mode dai prezzi al ribasso. Manti di animali scuoiati che provengono ormai da tutto il mondo, dove nessuno, peraltro, è in grado di garantire sulle loro condizioni di detenzione. E’ già un problema vederli da noi, figuriamoci dall’altro capo del mondo.

Molte persone – ha precisato Ilaria Isacchi – ci chiedevano come fosse possibile riconoscere una finta pelliccia da una vera. Purtroppo l’etichetta non spiega granchè e nell’incertezza, magari, è meglio lasciar perdere. Inoltre, non bisogna fidarsi dei prezzi, anche se il costo è basso non significa che non si tratti di vera pelliccia.“.

Insomma, meglio un acquisto rinviato che impellicciato. Se proprio l’industria non ne vuole sapere di essere chiara, lo capisca almeno dall’atteggiamento dei consumatori. Proprio su questo punto la responsabile LAV di Arezzo pone l’accento.

Come consumatori abbiamo in mano un fortissimo potere. Le nostre scelte devono essere responsabili. Possiamo incidere direttamente e subito. Soprattutto rifiutandoci di acquistare capi d’abbigliamento con inserti di pelliccia, nei polsi, nei cappucci.” conclude Ilaria Isacchi.

Ora che l’inverno si avvicina ed i negozianti iniziano a programmare la merce da proporre, potrebbe essere il momento buono. Ed allora, meglio nudi che in pelliccia, in tutte le città, promettono gli animalisti.

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