Primo ottobre 2010

V.Q.A.F. FURLAN dott. Isidoro, Comandante NOA

Il Corpo Forestale dello Stato invia in alcune valli del Bresciano ormai dai anni un contingente di personale particolarmente addestrato in merito all’attività venatoria abusiva ed individuato nominativamente sulla base dell’effettiva preparazione specifica dimostrata.

Questo contingente, usualmente è costituito da circa 28 elementi tra sottufficiali ed agenti coordinati da un Funzionario. Ciò trova la sua motivazione nel fatto che, in concomitanza con il passo autunnale dell’avifauna migratoria, in detta area vengono perpetrati numerosi abusi, in particolar modo l’abbattimento di avifauna protetta e particolarmente protetta anche (e soprattutto) mediante mezzi di caccia vietati sia dalla normativa nazionale sia da quella regionale, anche in ottemperanza di precise indicazioni di direttive e regolamenti comunitari nonché di convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro paese.

Fra gli animali protetti maggiormente oggetto di uccisione posso essere citati i pettirossi, verzellini, lucherini, passere scopaiole, cince, ecc..(fringillidi).

Tra i mezzi vietati, l’uso dei quali è sanzionato penalmente, oltre ai richiami elettromagnetici, ampia diffusione trovano le reti (con le quali si alimenta un fiorente commercio illegale dei richiami vivi) e gli archetti, trappole, quest’ultime, danno luogo alla cattura dell’avifauna infliggendo lancinanti sofferenze che si prolungano per numerose ore (il volatile incappato, infatti, vi resta appeso per le zampe spezzate fino al sopraggiungere della morte per le ferite riportate o per opera del bracconiere che lo sopprime schiacciandogli la testa o sbattendolo a terra).

Gli animali così catturati ed uccisi vengono utilizzati per la cucina tipica, solitamente tramite vendita a ristoranti compiacenti “polenta e osei”.

L’intervento in questione, disposto dall’Ispettorato Generale di Roma, è finalizzato ad un’opera di prevenzione e repressione dell’attività venatoria abusiva durante il periodo di maggior passo dell’avifauna migratoria nella provincia di Brescia, che è quella in cui detto fenomeno assume connotazioni non riscontrabili in alcun’altra area del Paese.

Caccia e bracconaggio”

Attività di vigilanza caccia e bracconaggio fanno parte del normale Servizio di Istituto effettuato dai Comandi Stazione del C.F.S.; tali attività vengono intensificate durante la stagione venatoria e nelle aree in cui si è a conoscenza di fenomeni di bracconaggio.

In provincia di Brescia gli interessati afferenti il mondo venatorio sono assai sentiti sia per la rilevanza numerica dei cacciatori sia per le dimensioni del relativo indotto, soprattutto a livello industriale.

Il Comando Provinciale di Brescia e Comando Regionale di Milano hanno sempre tenuto ben conto di tale situazione intensificando i servizi, sollecitandoli, sostenendo il personale, organizzando attività che coinvolgessero i Comandi Stazione locali che sono 23 in tutta la Provincia.

Nelle stagioni venatorie 2008/2009 il normale servizio viene intensificato durante il periodo di passo; le operazioni furono concentrate nelle aree in cui maggiore è il bracconaggio (Gradesana Occidentale- Comprensorio Baremone/Pezzeda/Maniva/alta e media Valtrompia /Valle Camonica).

Nel complesso le operazioni diedero risultati positivi in particolare negli aspetti preventivi ed hanno fornito un’immagine di efficienza da parte del personale del CFS.

Durante le stagioni venatorie 2008/2009 le iniziative sono proseguite contribuendo così al drastico calo degli archetti sequestrati; a giudizio del Comandante Provinciale tale fatto è il risultato tangibile degli effetti deterrenti che le azioni del personale CFS e le altre Forze dell’Ordine hanno avuto su chi non rispetta la vigente legislazione.

Il Corpo è oberato di compiti

In Provincia di Brescia le attività di vigilanza caccia non sono particolarmente agevoli; è la Provincia che ha 28000 cacciatori, il maggior numero di appostamenti fissi (9000 circa) e n. 19 impianti di uccellagione .

Purtroppo per quanti sforzi vengano compiuti dal personale locale il Corpo Forestale dello Stato, già oberato da molti altri incarichi, il fenomeno è ancora troppo massiccio per poter fare a meno del contingente di rinforzo .

Nel corso di questa azione il Personale del CFS ogni anno sequestra migliaia di archetti e metri di reti, decine di trappole e di fucili (impiegati ad abbattere prede non consentite e sequestrate come disposto tassativamente dalla normativa vigente), numerosi richiami elettromagnetici e centinaia di esemplari di avifauna protetta o addirittura particolarmente protetta.

A questo proposito vale la pena ricordare come siano stati sequestrati anche esemplari di avifauna abbattuti, protetti dalla Convenzione Washington e quindi dichiarati in pericolo di estinzione.

I controlli hanno interessato gran parte del Territorio della provincia di Brescia, soprattutto nelle zone montane e collinari.

Attenzione particolare è stata riservata a quelle aree dove è fortemente radicato il fenomeno del bracconaggio mediante la posa di reti archetti.

Servizi mirati sono stati pertanto espletati nei comuni di Lumezzane, Bovegno, Pezzeda, Collio in Val Trompia, Provaglio, Vestone,Treviso Bresciano, Pertica Alta. Pertica Bassa, Idro e Bagolino in Val Sabbia; Sale Marasino, Monte Isola, Pisogne per quanto riguarda il lago d’Iseo.

Sono state inviate alla Procura della Repubblica numerose comunicazioni di reato, quasi tutte a carico di persone colte in flagranza di reato.

Tale fatto è indubbiamente il risultato del livello di professionalità raggiunto dal personale impiegato che ha affinato sempre di più e reso pertanto più efficace il proprio modo di operare.

Da registrare inoltre il notevole calo del numero di archetti sequestrati segno evidente che il lavoro compiuto anche negli anni trascorsi sta portando dei buoni risultati.

Infatti, i bracconieri, mentre in passato ponevano in opera tese di migliaia di archetti posti uno di seguito all’altro, ricoprendo interi versanti di trappole, a causa dell’incisiva azione del Nucleo e degli Agenti Venatori della Provincia di Brescia hanno dovuto cambiare strategia, riducendo di molto il numero di trappole e disperdendole maggiormente sul territorio.

Tuttavia nonostante questi segnali positivi, il fenomeno mantiene ancora un carattere di eccezionale gravità.

I risultati del servizio fatto nell’anno 2009 hanno portato alla trasmissione alla Magistratura di n. 94 notizie di reato, al sequestro di 2473 archetti, di n. 177 reti da uccellagione , n. 12 fucili, n. 2 richiami acustici elettromagnetici e alla denuncia di 98 persone denunciate per l’abbattimento di fauna protetta (sorpresi sugli archetti o con le mani nelle reti).

Da quanto detto appare evidente come l’opera di prevenzione e repressione dell’attività venatoria in provincia di Brescia condotta dal Nucleo del Corpo Forestale dello Stato e dalle Stazioni Forestali territoriali sia di gran lunga più efficace, soprattutto prendendo in considerazione l’elevatissima percentuale di notizie di reato contro soggetti noti.

La stragrande maggioranza di detti procedimenti di risolve poi con l’oblazione o il patteggiamento da parte degli indagati che in tal modo preferiscono una pena certa, pur se ridotta, ad un dibattimento sicuramente perdente con conseguente irrogazione di pene più severe, a testimonianza della validità dell’operato degli uomini dl Nucleo e della schiacciante incontrovertibilità dei riscontri probatori messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Bisogna registrare purtroppo, a fronte di tali risultati, il perdurare di una violenta opposizione nei confronti dell’operato del Nucleo (colpevole evidentemente di svolgere troppo bene il proprio dovere).

A tale proposito non si può che sperare in una maturazione di una sensibilità sia di certe frange dell’ambiente venatorio sia di alcuni loro referenti.

(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).