GeaPress – Dopo i sequestri dei sofisticati riproduttori di canti di uccelli forniti di telecomando e scheda memoria con decine di versi di specie protette, ecco un nuovo “strumento” di caccia illecita sequestrato dal Nucleo Anti Bracconaggio (NOA) del Corpo Forestale dello Stato nelle valli di Brescia. Per sopperire alla mancanza di bacche del sorbo degli uccellatori (pianta forestale che fruttifica con bacche rosse molto apprezzate dagli uccelli) qualcuno ha iniziato a stamparli …! Veri e propri rametti in plastica rossa con tante palline dello stesso colore (vedi foto in basso) a surrogare le bacche del sorbo. Hanno iniziato a produrli per gli uccellatori bresciani che li utilizzano per attirare in trappola i piccoli uccelli canori. Una di queste trappole è l’archetto (vedi scheda NOA), marchingegno di tortura funzionale alla cattura degli uccelletti da destinare alla polenta e osei. In questi giorni ne sono stati sequestrati in gran numero, così come ormai centinaia sono gli uccelli rinvenuti morti, spesso spellati o orrendamente mutilati.

L’ultimo intervento del NOA ha riguardato il sequestro di numerosi uccelli vivi presso un sedicente allevatore di Sarezzo (BS). Allevatore abusivo, considerato che nessuno degli uccellini selvatici tenuti prigionieri era provvisto di anello identificativo. All’arrivo della forestale ed all’imposizione della liberazione, l’allevatore ha provveduto direttamente ad aprire le gabbie. I controlli, però, portavano al ritrovamento di ventisei fringillidi (frosoni) morti e di numerose piccole gabbie ognuna delle quali deteneva un uccellino. In tutto quattro pispole, undici fringuelli e quarantasei storni. Tutti senza anello identificativo e di recente cattura. La Forestale ha provveduto all’immediato sequestro.

Il sospetto è che gli animali potessero servire al fiorente mercato illegale di uccellini vivi, acquistati dai cacciatori come zimbelli da richiamo. La diffusione del bracconaggio nelle valli bresciane, uno dei punti caldi delle attività venatorie illegali in Italia, è talmente allarmante da far pensare che lo Stato dovrebbe ancor di più potenziare i suoi Nuclei Anti Bracconaggio. Nelle vallate bresciane convergono le rotte migratorie dei piccoli passeriformi in transito verso latitudini dai climi più temperati. Sono vere e proprie strettoie naturali dove, purtroppo, vecchie forme di caccia stentano a mollare la presa sulla vita di decine di migliaia di uccelli, spesso protetti o addirittura “particolarmente protetti” dalla legge. E’ questo il caso del pettirosso dal quale prende il nome la stessa operazione antibracconaggio dei NOA del Corpo Forestale dello Stato comandati dal Vice Questore Isidoro Furlan.

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