GEAPRESS – 119 persone denunciate, 34 armi sequestrate e poi: 726 trappole, 1931 archetti, 83 reti, 461 animali vivi, 889 animali rinvenuti già morti, diciannove richiami acustici vietati. Questo il risultato di quattro settimane di attività del Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale, mandato in servizio nelle vallate bresciane. Sono questi tra i luoghi dove il bracconaggio si presenta ancora in proporzioni vastissime. Un danno enorme per la piccola avifauna alata migratoria, spesso appartenente a specie protette dalla legge. Catturata, uccisa e spellata per la polenta e osei. Crudelissimi archetti che spezzano le zampine dei pettirossi lasciandoli vivi in atroce tortura per ore intere, alle meno crudeli ma non per questo meno tremende trappoline che spezzano subito (… quasi sempre..) l’osso del collo, agli uccellini spellati e, per fortuna, a quelli trovati ancora vivi e subito liberati dalle donne e uomini del NOA. Il 95% dell’attività del NOA ha riguardato interventi specifici contro il bracconaggio e solo marginalmente, con interventi di tipo amministrativo, sanzioni a cacciatori incontrati lungo il percorso dei Forestali. Questo a smentire, dati alla mano, qualche tromba stonata che ha cercato di portare discredito all’attività dei Forestali additandoli di manie persecutorie.

Ed invece eccoli qui. Tanta collaborazione con le Associazioni ambientaliste e con la Polizia Provinciale di Brescia e tanto da fare. GeaPress li ha voluti seguire passo passo nella prima parte dello speciale “Alert – La Natura sta colando” visibile in homepage. Un appuntamento che in Redazione ha entusiasmato tutti, e che mai ha finito di sorprenderci nelle mille incredibili novità scovate, e sanzionate, dai Forestali. Dalle bacche di plastica ai sacchetti apparentemente abbandonati nel bosco con uccellini spellati e strani “pizzini” in codice.

A conclusione del campo ci ha fatto molto piacere intervistare il Comandante Furlan (nella foto di copertina), da venti anni in ottobre nelle vallate di Brescia.

GEAPRESS – Comandante, contro il bracconaggio tolleranza zero?
Comandante Furlan – Assolutamente, una azione repressiva continua, senza alcuna sosta.

GEAPRESS – Cosa è cambiato in venti anni di repressione del bracconaggio?
Comandante Furlan – E’ cambiato molto, alcune cose sicuramente in meglio.

GEAPRESS – Ad esempio?
Comandante Furlan – Il numero degli archetti rinvenuti. Sono passati da 100.000 che si sequestravano nei primi anni ai circa 2000 di quest’ultimo ottobre, nel corso dell’Operazione Pettirosso 2010. Non vengono sistemati più in lunghe file come li trovavamo nei primi anni. Vengono piazzati in circa 20-30 archetti, spesso a macchia di leopardo, per renderci più difficile poterli intercettare. Possiamo trovarne venti tutti assieme ed apparentemente non essercene più, mentre basta salire appena il versante e se ne trovano altrettanti. Si continua così. Il bracconiere è un ottimo conoscitore dei luoghi ed ora, comunque diminuiti rispetto al passato, si sono accuratamente divisi il territorio.

GEAPRESS – Ognuno sa dove andare?
Comandante Furlan – Precisamente, all’inizio del sentiero viene messo un elemento riconoscitivo, tipo un laccio colorato, ed il gioco è fatto. Poi hanno diminuito con gli archetti ma sono aumentate vertiginosamente le trappoline a scatto. La morte in questo caso arriva più veloce. Se l’archetto è infallibile al 60% con la trappolina si può arrivare anche al 90%. La morte è più veloce con rottura delle vertebre cervicali. Poi le trappole si mimetizzano meglio, l’archetto è invece uno strumento voluminoso, si vede più facilmente, ma anche questo si è in un certo senso adattato ai tempi.

GEAPRESS – Cioè?
Comandante Furlan – Non sono più solo in legno, hanno parti in metallo come la lamina. Quello esclusivamente in legno è più elastico, dura al massimo un paio di settimane, e deve andar bene. Poi deve essere regolato. I nuovi, invece, hanno una funzionalità che può arrivare fino a quaranta giorni. Il bracconiere arriva, prende l’uccellino e non deve perdere tempo a regolare l’archetto. E poi, come le dicevo, ci sono le trappoline quelle che rompono il collo. Basta una avvitatore ….

GEAPRESS – Un avvitatore?
Comandante Furlan – Si di quelli manuali, con la batteria. Stanno in tasca e non fanno neanche rumore, viene così evitato pure il rumore del martello che potrebbe essere udito da noi.

GEAPRESS – Ma che fanno esattamente?
Comandante Furlan – Semplicissimo, bastano pochi secondi. La trappolina viene sistemata nascosta tra la vegetazione, e si avvita velocemente su un pezzo di legno. Non si sente niente e comunque per noi è anche più difficile trovarla. Vengono sistemate sia in terra che sui tronchi. Sempre con il meccanismo a macchia di leopardo.

GEAPRESS – Vi fanno lavorare ….
Comandante Furlan – Si, ma noi siamo lì ormai da venti anni. Ma ci sono nuove evoluzioni. Nelle automobili non si trova più niente. Gli uccellini li lasciano in montagna.

GEAPRESS – Come in montagna, e chi se li prende?
Comandante Furlan – Pensi che dentro il sacchetto, oltre agli uccellini già spellati, si trova un biglietto con una sigla ed un numero. La sigla identifica il bracconiere ed il numero è quello degli uccellini. Poi la sera passa uno di loro con un motore, tipo trial, senza targa …

GEAPRESS – Ma i trial sono molto rumorosi …
Comandante Furlan – Infatti li silenziano. Per noi è difficile individuarli, ma loro sanno dove esattamente il bracconiere ha lasciato i sacchetti con i corpicini. Il motociclista li raccoglie e via per strade poco battute. Poi i sacchetti raccolti vengono consegnati ad una persona che annota diligentemente il nome del bracconiere e degli uccellini.

GEAPRESS – Ma, … un ricettatore!
Comandante Furlan – Le dicevo, … che poi consegna su commissione ai ristoranti. A fine stagione i bracconieri vengono saldati. Non dal conto neanche un uccellino.

GEAPRESS – Ed il ristorante, come fa, … cioè vi sono i controlli.
Comandante Furlan – Ed infatti per quello li vogliono spellati e puliti. Se durante un controllo si trovano gli uccellini, il ristorante viene chiuso. Uccellini non se ne trovano più perché arrivano puliti e congelati. Per scongelare bastano venti minuti e vengono cucinati subito. E poi è ormai difficile trovare un ristorante che mette in menù la polenta con gli uccelletti. I pranzi sono fatti a porte chiuse, nei giorni di chiusura.

GEAPRESS – Vale a dire, io prenoto la sala, il ristorante ufficialmente è chiuso …
Comandante Furlan – Si, al ristorante come ad altri committenti.

GEAPRESS – Ma è un’ organizzazione a delinquere.
Comandante Furlan – Il meccanismo è perfetto. Tutto sulla parola. Le zone di prelievo sono divise, il bracconiere piazza, come le dicevo, più trappoline e meno archetti e poi deposita in un punto prestabilito i sacchetti. Poi passa il motorino senza targa e consegna gli uccellini con l’appunto. Arrivano così a chi tiene il conteggio. Alla fine della stagione il bracconiere ricevere le sue tre quattromila euro, ma uno spiedo viene venduto fino a sessanta euro, solo uno.

GEAPRESS – Quanti forestali in più occorrerebbero?
Comandante Furlan – E … si, sicuramente di più. Il territorio è vasto ma noi collaboriamo con le Associazioni ambientaliste e poi abbiamo avuto il supporto fattivo della Polizia Provinciale di Brescia. Abbiamo collaborato tanto, sono stati molto disponibili, ci tengo a dirlo. Certo, bisognerebbe essere di più.

GEAPRESS – In sintesi sembra un bracconaggio più da professionisti, voglio dire emerge meglio un grosso nocciolo duro più finalizzato al commercio.
Comandante Furlan – Confermo. Significa anche che sta emergendo una nuova generazione di bracconieri. Vanno subito al sodo, hanno mezzi più silenziosi ed efficaci. Puliscono la trappola, spellano, mettono nei sacchetti e poi vanno via a mani nude. Provvede poi il loro compare con la motocicletta che consegna a chi tiene i conti e distribuisce su commissione. Gli uccelletti non vengono più lavorati al ristorante, arrivano pronti per l’uso. Ed a porte chiuse. Il bracconiere deve esporsi il meno possibile. E poi se ne trovano sempre di nuove. Ha sentito delle bacche di sorbo degli uccellatori fatte di plastica?

GEAPRESS – Infatti abbiamo visto le vostre fotografie. Ma perché le devono mettere in plastica?
Comandante Furlan – Non è un’annata di pasciona, cioè quando il sorbo ha la massima fruttificazione. Ed allora si sono inventati le bacche di plastica.

GEAPRESS – Altri servizi svolti a Brescia?
Comandante Furlan – Nelle oasi protette, e poi il controllo sui tetraonidi e gli ungulati, questo grazie anche alla Provincia di Brescia. Soprattutto per le armi a munizione spezzata. Guardi, però, che anche se con il finire di Ottobre si conclude il passaggio degli uccelli i bracconieri continuano.

GEAPRESS – E come?
Comandante Furlan – Si trasferiscono negli appennini, in sud Italia, dove continua il passo.

GEAPRESS – In effetti in sud Italia più volte sono stati fermati bresciani ma anche veneti.
Comandante Furlan – Migrano con gli uccellini.

GEAPRESS – Vuol dire che deve convenire. La polenta e osei deve continuare.
Comandante Furlan – Esatto, solo che vanno giù. Sicilia, Calabria anche la Puglia. Guardi che anche noi continuiamo. Prima o poi finirà. Ci vorrà tempo. A proposito, adesso la devo salutare,  sono rientrato in Veneto e tutti i forestali sono impegnanti per l’emergenza alluvione.

Alla fine di questa esperienza che GeaPress ha voluto dedicare al NOA, ci piace pensare di avere contribuito, fosse solo un pochino, ad evidenziare una attività che non ha, a nostro avviso, quello che merita nei canali della comunicazione. In alcuni casi sembra che l’evoluzione del tempo si sia fermata. L’intervista con il dott. Furlan dimostra, invece, che le cose vanno avanti, si modificano e si adattano anche alla presenza stessa dei Forestali. La Provincia di Brescia, ci ha informato il dott. Furlan, ha fattivamente collaborato e ne siamo veramente felici. Speriamo altresì vivamente che il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali sappia apprezzare nella giusta maniera l’attività del suo personale mandato a contrastare un fenomeno diffusissimo, quale il bracconaggio, in una delle provincie più grandi del nostro paese. Vallate sconfinate e bellissime, profonde anche parecchie decine di chilometri. Boschi incantati, torrenti scroscianti, luoghi di una cultura antica che può fare a meno di pochi non necessari aspetti che inevitabilmente la contraddistinguono in maniera non positiva. Brescia è purtroppo uno dei simboli del bracconaggio italiano. Grazie alla sua Provincia, da oggi un po’ meno. Dovrà esserlo ancor di più. L’auspicio è che il Ministero mandi ancor più Forestali finché il bracconaggio sarà considerabile almeno come un fenomeno residuale. Non lo è ancora in nessuna parte d’Italia e non bisogna attendersi miracoli. Intanto la collaborazione delle Amministrazioni locali che meglio di ogni altre avvertono il segno tangibile del sentimento dei cittadini, esiste. Sono proprio queste che debbono farsi forza di un meccanismo virtuoso che deve tenere a bada i facili processi del facile consenso. Esistono dei valori che sono assoluti e questo purtroppo, a volte, non è ancora chiaro.

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