GEAPRESS – E’ iniziata da poche ore “l’Operazione Pettirosso 2010” del Corpo Forestale dello Stato. Servirà a contrastare l’attività di centinaia di bracconieri che ogni anno piazzano migliaia di trappole e reti di uccellagione, più altri mezzi di caccia sempre vietati dalla legge. Ad essere colpita è la provincia di Brescia, uno dei punti caldi del bracconaggio europeo. GeaPress seguirà passo passo l’attività dei Forestali con lanci continui ed uno speciale “Alert, la natura sta colando”, inserito direttamente nella homepage di www.geapress.org. Oltre a Brescia, GeaPress seguirà di volta in volta altre esperienze di anti bracconaggio, tra cui quelle che si svolgono, almeno fino al periodo natalizio nella provincia di Cagliari.

Intanto da ieri è “Operazione Pettirosso 2010”. Da ottobre, infatti, inizia il periodo preferito dai bracconieri. Le vittime sono la piccola avifauna migratoria e stanziale. A vegliare sulla loro integrità ventotto uomini e donne altamente specializzati facenti parte del Nucleo Operativo Antibracconaggio (NOA), il Reparto Speciale del Corpo Forestale dello Stato comandato dal Vice Questore Aggiunto Isidoro Furlan. Con il supporto logistico dei Distaccamenti forestali locali, pattuglieranno fino al 29 ottobre le vallate della provincia di Brescia ove di eccezionale gravità è l’insistenza di numerosi bracconieri. In questo periodo, infatti, vengono catturati ed uccisi decine di migliaia di piccoli uccelli migratori.

Un lavoro intenso aspetta la Forestale. Questo sia per i numeri del bracconaggio, che per la vastità del territorio. I bracconieri sono particolarmente presenti a Gradesana Occidentale – Comprensorio Baremone, Pezzedda, Maniva, alta e media Valtrompia e Valle Camonica. Negli interventi relativi alle due ultime Operazioni Pettirosso (2009 e 2008) sono stati svolti, tra l’altro, servizi mirati nei Comuni di Lumezzane, Bovegno, Pezzeda, Collio in Val Trompia, Provaglio, Vestone,Treviso Bresciano, Pertica Alta, Pertica Bassa, Idro e Bagolino in Val Sabbia, Sale Marasino, Monte Isola, Pisogne per quanto riguarda il lago d’Iseo.

L’intervento del Corpo Forestale già negli ultimi due anni ha contribuito a ridurre il fenomeno del bracconaggio, il quale, però, rimane di eccezionale gravità. Ad essere sequestrati richiami elettromagnetici, reti (con le quali si alimenta un fiorente commercio illegale dei richiami vivi), archetti e trappole. Queste ultime causano la dolorosa cattura dei piccoli uccelli (spesso protetti anche da disposizioni internazionali tra cui la Convenzione di Washington) con sofferenze che si prolungano per numerose ore. Il volatile incappato, infatti, resta appeso per le zampe che inevitabilmente si spezzano. Rimane così fino al sopraggiungere della morte. Se ancora vivo, all’arrivo del bracconiere viene soppresso schiacciandogli la testa o sbattendolo a terra.

Il tutto per servire la cucina tipica del luogo ed i ristoranti assecondanti la “polenta e osei”.

Nella provincia di Brescia, secondo la Forestale, il mondo venatorio è assai sentito, sia per la rilevanza numerica dei cacciatori che per le dimensioni del relativo indotto, soprattutto a livello industriale. Purtroppo, però, l’attività di vigilanza sulla caccia non è particolarmente agevole. Brescia, infatti, è la Provincia con 28.000 cacciatori, ancor di più, ad esempio, dell’intera Liguria. Ha inoltre il maggior numero di appostamenti fissi, circa 9000, e ben 19 impianti di uccellagione. Solo nel 2009 sono state elevate 94 notizie di reato, sequestrati 2.473 archetti, 177 reti di uccellagione, 12 fucili, due richiami acustici elettromagnetici e 98 persone denunciate per l’abbattimento di fauna protetta. Sono stati sorpresi intenti a levare gli uccelletti negli archetti o con le mani nella rete. Purtroppo, nonostante i risultati del NOA, a Brescia perdura ancora, sempre secondo la Forestale, una violenta opposizione nei confronti dell’operato del Reparto Speciale. La Forestale, comunque, continua a sperare in una maturazione della sensibilità sia di certe frange dell’ambiente venatorio che di alcuni loro referenti.

Per approfondimenti www.geapress.org Speciale: “ALERT, la natura sta colando”

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