GEAPRESS – Gli uccellini sarebbero protetti dalla Convenzione di Berna, anzi sarebbero tutti “particolarmente protetti”. Ma a Provaglio d’Iseo (BS) è bastato un solo “roccolo abusivo” per sequestrare un carico di morte impressionante. Ottantatrè pettirossi, quattro verdoni, cinque balie, venti capinere, cinque luì piccolo, due regoli. Più 18 uccellini già spiumati, impossibili da identificare. Questo l’esito del primo eccezionale intervento del Nucleo Operativo Antibracconaggio comandato dal Vice Questore Aggiunto Isidoro Furlan del Corpo Forestale dello Stato.

E’ il primo risultato in soli due giorni di lavoro nelle valli bresciane. Oltre agli animali già uccisi, i forestali hanno sequestrato tredici reti per un totale di 260 metri di lunghezza, una rete a maglie larghe per la cattura delle lepri, 136 archetti, sedici trappoline a scatto, numerosi lacci di acciaio per la cattura degli ungulati. Poi tre pettirossi vivi, utilizzati come richiami.

La brillante operazione è un ulteriore conferma di come il fenomeno del bracconaggio nelle valli bresciane sia, secondo il Corpo Forestale dello Stato, ormai pienamente attivo. Del resto la migrazione autunnale, in questo periodo la principale vittima dei bracconieri, è ormai avviata lungo la rotta migratoria che attraversa la Val Trompia e la Val Sabbia. Sono questi i punti cruciali. Un vero e proprio collo di bottiglia che trova, lungo la strada per latitudini più calde, le trappole mortali dei bracconieri.

La destinazione finale di tanti uccelli morti è, secondo la Forestale, la polenta e osei, spesso servita anche da ristoranti compiacenti.

Per approfondimenti sull’Operazione Pettirosso del Corpo Forestale dello Stato, vedi Speciale GeaPress “Alert, la natura sta colando” su homepage www.geapress.org .

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