GEAPRESS – Ceche ed argentine, ovvero gli stadi giovanili ed adulti dell’Anguilla. In pochi lo sanno ma l’Anguilla è considerata specie da tutelare secondo la Convenzione di Washington sul commercio di flora e fauna in via di estinzione. Purtroppo questo non significa sempre vita salva per tutti gli animali appartenenti ad una specie considerata dalla Convenzione di Washington. Le anguille, ad esempio, sono in Appendice II e possono cioè vendersi sebbene sotto speciale controllo.

La pesca dell’anguilla è stabilita all’interno di prelievi predeterminati che riguardano in modo particolare alcune regioni italiane. Sono quelle di rilevo nella pesca dell’anguilla e considerate in un apposito Piano Nazionale. Si tratta di Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia e Sardegna. Acque lagunari ma anche interne come nel caso di Lombardia, Umbria e Lazio. In quest’ultima regione, proprio nel Tevere, uno dei più rilevanti casi di diminuzione delle popolazioni.

L’anguilla è dotata di una vitalità difficilmente comparabile con altri pesci, oltre al fatto di frequentare ambienti molto diversi tra loro, sia per salinità che per altri parametri sia fisici, come la temperatura, e chimici.

Tante regioni interessate a pescarle con la complicazione dell’arrivo nel nostro paese di anguille francesi,  olandesi e greche, come quelle ritrovate dal Servizio Cites di Napoli al mercato del pesce immerse in un vascone di fango (vedi articolo GeaPress). Un bel da fare per il Corpo Forestale dello Stato al quale è specificatamente demandato il controllo dell’applicazione in Italia della Convenzione di Washington. In particolare, ad occuparsene, sono i Servizi Cites, più quelli locali delle regioni e province autonome.

Oltre 160 controlli eseguiti dalla Forestale, dopo l’invito che la Commissione europea aveva rivolto a tutti gli Stati membri. Indagini necessarie per assicurare la legalità della filiera commerciale. In tutto, sette notizie di reato, nove sequestri amministrativi, per un importo totale di sanzioni pari ad oltre trentanovemila euro. Controllo sulla regolarità della documentazione Cites, ma anche sulle norme relative all’etichettatura, tracciabilità e salubrità.

Le verifiche sono state eseguite congiuntamente al Corpo delle Capitanerie di Porto e con l’Agenzia delle Dogane. Questo anche per il fine di assicurare il blocco dell’import-export dell’Anguilla europea, deciso dalla Commissione europea proprio a seguito del grave depauperamento delle popolazioni selvatiche. I paesi comunitari, tra cui Italia, Olanda, Francia e Grecia, hanno infatti quote di esportazione pari a zero.

Anche per il Corpo Forestale dello Stato tra le principali cause di tale impoverimento vi è proprio la pesca per il fiorente commercio locale e internazionale. Una pesca che minaccia l’Anguilla in tutti gli stadi della sua particolare esistenza. L’Anguilla, spiegano alla Forestale, ha un ciclo vitale catadromo, ovvero trascorrono tutta la loro vita nelle acque dolci dei fiumi, dei laghi o degli estuari, per poi ritornare verso l’oceano dove avviene la riproduzione.

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