Trapani – astice vivo ghiacciato, parola di supermercato
GEAPRESS – Due astici vivi sul ghiaccio. A sostenerlo è Enrico Rizzi, coordinatore nazionale del PAE (Partito Animalista Europeo) ed una militante dello stesso movimento politico. Condotta, quella relativa a crostacei vivi lasciati esposti sul ghiaccio, già facente parte di pacifica giurisprudenza che ha riconosciuto il maltrattamento di animali.
I fatti sono avvenuti in un noto supermercato di Trapani già nei giorni scorsi attenzionato dal Rizzi che si era rivolto ai Carabinieri. Il Direttore, a quanto pare, aveva subito disposto l’allontanamento degli animali dalla superficie gelata. Ed invece, pochi giorni dopo, tutto si ripete. Rizzi, così ha dichiarato nella denuncia presentata ai Carabinieri di Borgo Annunziata, avrebbe prima chiamato la Guardia Costiera, ottenendo un generico diniego divenuto ora parte integrante dell’esposto. Si è rivolto poi ai Carabinieri, intervenuti non molto tempo dopo la chiamata.
L’unico astice ancora presente dei due vivi osservati da Rizzi, era però morto. Per il titolare della pescheria era stato depositato già morto. Peccato, però, che il cartello che metteva in evidenza i 29 euro al chilo oltre alla provenienza dalla zona FAO 21, ovvero l’oceano atlantico nord occidentale, riportava inequivocabilmente la dicitura “astice vivo”.
Cartello ancora presente all’arrivo dei Carabinieri. Se Rizzi ha visto bene, si tratterebbe del reato di maltrattamento con l’aggravante della morte, ovvero pena aumentata della metà.
Viene da chiedersi come l’astice, comunque defunto nel noto supermercato di Trapani, abbia viaggiato dall’Atlantico nord occidentale fino al capoluogo di provincia siciliano.
© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati








Siamo di una crudeltà inaudita…..
Ma allora mi chiedo… e i polpi vivi alla fiera di Catania??
Barbari!!!!!!
Annamaria…..chiama la Guardia Costiera……..
“Viene da chiedersi come l’astice, comunque defunto nel noto supermercato di Trapani, abbia viaggiato dall’Atlantico nord occidentale fino al capoluogo di provincia siciliano.”
Quando si dice, consumo di prodotti a km 0.
Che barbarie.. arriverà il momento di pagare tutta questa crudeltà ed insensibilità.. stupida specie umana..
A queste creature sfortunate viene riservata, nel disinteresse generale, una sorte allucinante: si vedono nei supermercati in piccole vasche con le chele legate in attesa di essere bolliti vivi!!! Oppure conservati vivi nel ghiaccio…come in questo caso…è ora di finirla …Bravo Rizzi…
Chiedo a Geapress di permettermi di riportare questa splendida” Lettera di un astice al giudice”.
Immaginate per un attimo di essere sdraiati in una scatola di vetro, a pancia in giù sul ghiaccio, con mani e piedi legati e un pezzo di nastro adesivo sulla bocca. E’ ormai una giornata che siete in quella posizione, o forse cinque minuti, in effetti vi è difficile dirlo con precisione. siete legati in mezzo a centinaia di giganteschi pacchetti di tetrapack, sacchetti di plastica, bottiglie di lemonsoda, elastici e spazzole per capelli. centinaia di persone si muovono intorno a voi. vi guardano, ma sembrano non vedervi, prese a saltare da uno scaffale all’altro, come tutte spinte da uno stesso impulso perverso a voi sconosciuto. quante ore, o giorni, o minuti saranno passati? qualcuno si ferma, vi osserva, dice qualcosa in una lingua incomprensibile. un’altra voce risponde da dietro la vostra testa, che è ormai talmente infreddolita da non pensare nemmeno di poterla provare a girare. da quanti anni, o giorni, siete chiusi li dentro? ogni secondo dura un minuto, ogni minuto un’ora, mentre contate il tempo secondo dopo secondo, e ad ogni secondo vi chiedete quanti altri ne dovranno seguire. un guanto enorme si protende verso di voi, vi solleva. la prima voce parla un’altra volta e voi vi ritrovate di nuovo con la pancia sul ghiaccio. qualcuno di fianco a voi viene sollevato a sua volta e chiuso in un pacchetto di cellofan. due persone, mentre scelgono le patatine fritte nello scaffale vicino al vostro, guardano la scena come fosse la cosa più normale del mondo. tutti intorno a voi si comportano come se lo fosse. voi li guardate senza capirli e vi chiedete perché siete chiusi li dentro… e forse è un bene che di questa domanda non possiate conoscere la risposta…
io vivevo nel buco di uno scoglio, levigato dalle onde del mare (forse questa frase avrei dovuto interromperla a “io vivevo”). conoscevo perfettamente il mio fondale e sapevo che ogni onda avrebbe portato qualcosa di diverso e di nuovo. me ne stavo li, per giornate intere sulla mia roccia, a sentire il risucchio delle onde sul mio corpo immobile.
non so come abbia fatto a ritrovarmi catapultato all’inferno, è stato un attimo, quello che mi ricordo è solo il fondo del mare, e poi decine, centinaia di pesci schiacciarsi e contorcersi sulla mia schiena e sotto la mia pancia. l’acqua che scendeva, sempre di più, trascinandoci verso il basso, lasciandoci soffocare sempre più schiacciati l’uno sopra l’altro in balia della forza di gravità, ammucchiati come una catasta di legna. avevo paura, non capivo. all’improvviso siamo precipitati su un piano duro e asciutto. vedevo tutti morire soffocati, in preda alle convulsioni.
poi mi sono sentito sollevare, qualcosa di stretto e doloroso mi costringeva le chele. io non capivo, non sapevo cosa stesse succedendo, tutt’ora non so cosa sia successo ne cosa succeda. non so come ne perchè mi sia ritrovato all’inferno. il mio corpo è atrofizzato dal ghiaccio. fatico a muovere le zampe. un dolore costante e logorante mi stringe la testa e non mi lascia un solo istante di tregua. mi chiedo perchè, mi chiedo cosa sia il posto in cui mi trovo. dove sono le onde del mare? mi chiedo da quanto tempo mi trovo qui e quanto ancora ne dovrà passare. mi chiedo se sarà questo il posto in cui dovrò morire o cosa ancora mi aspetti. e intanto aspetto, aspetto rassegnato, secondo dopo secondo. conto il tempo, senza lasciar passare un solo secondo senza chiedermi come e perchè sia stato strappato al mio mare e se mai potrò rivederlo.
e grido in silenzio, perchè voi non la potete sentire la mia voce straziata. e imploro chi di voi ha un cuore di riportarmi a casa.
cara gina e’ bellissima e struggente…solo persone che amano e rispettano tutte le creature, possono impostare parole che racchiudono tante emozioni….. ..ciao simpatica gattara….
Grazie geapress…!!
Non l’ho scritta io ,ma questa lettera e’ troppo commovente per non essere letta anche da chi non e’ vegetariano come me.
Ciao cara Elena, te ne ho spedite tante di storie vere:-) e di parole, ma questa volta le parole sull’astice che racchiudono tante emozioni non sono state scritte da me ..!
Un abbraccio cara …
Gina
E’ orrendo tutto questo .. e’ veramente orrendo
::
Già a vederli nelle vasche..mi viene da piangere e la voglia di fare qualcosa….Dovrebbero proibire anche questo . Boicotto ogni supermaercato che le espone negli acquari, che pena e orrore…quando per sbaglio ci sono entrata sono andata dritta all’ufficio clienti per dire la mia, so che è servito a poco e che il mio è rimasto uno sfogo ma mi ha “consolato” sentire alcuni impiegati pensarla proprio come me. Bravo Enrico Rizzi e grazie a Gina66 per la bellissima lettera, davvero toccante.
una premessa doverosa: lavoro negli allevamenti di bovini, dedico tutto il mio presente agli animali e ho dedicato tutto il mio corso di studio e la mia vita professionale a loro. rispetto l’essere senziente, le leggi italiane e tutti voi lettori.
credo fortemente però che lettere tipo quelle di gina66 siano deleterie e controproducenti.
l’identificazione, la personificazione, l’antropomorfizzazione di un astice è valido solo se si tratta di un cartone animato, non è neuroanatomicamente corretto attribuire funzionalità e emozionalità umane a un crostaceo.
diventa ridicolo e a mio parere si cade nel grottesco paragonare l’elastico delle chele a un pezzo di nastro adesivo sulla bocca ma, cosa più grave, allontana la serietà e la credibilità di enti come il vostro da quello che è lo scopo primo: benessere degli animali destinati al consumo umano….perchè è di questo che si parla…voi definite “cadaverino” quello che si chiama “prodotto” che vi piaccia o meno.
Gina scrive che l’astice vedeva i pesci morire soffocati in preda alle convulsioni, che prova un dolore costante e logorante alla testa e non mi lascia un solo istante di tregua, che la gente si ferma lo osserva e dice qualcosa in una lingua incomprensibile…andiamo signori!
il sistema nervoso centrale dei crostacei è una massa ganglionare sopraesofagea unita alla catena gangliare ventrale, non esiste nulla di lontanamente strutturalmente paragonabile a cervello e cervelletto umani o dei primati. (per completezza esiste anche un sistema nervoso viscerale che innerva cuore, tubo digerente, epatopancreas etc).
La sanzione civile o penale per persone che maltrattano animali è un fatto di legge, io non la contesto, anzi ne sono stato in prima persona sostenitore in passato, non voglio che passi il concetto che legittimizzo il comportamento del ristoratore perchè non è così.
La scelta d’aquisto delle persone si sta spostando da un pò di tempo a questa parte da un concetto di “alimento sano” a uno di “alimento prodotto in modo rispettoso del benessere animale”, l’argomento è serio ed ampio e forse questo non è nè il luogo nè il pubblico adatto, ma credo che banalizzare con commenti umorali, fiabeschi, estremisti o impulsivi sia controproducente per voi in primis.
Non esiste nulla di fiabesco ,estremista o impulsivo nella sofferenza di un qualsiasi ” ESSERE VIVENTE”,che sia un astice o addirittura una pianta.
Gli ultimi studi ,effettuati da alcuni ricercatori,(ho visto io stessa il documentario in tv) hanno accertato sperimentalmente, mediante elettrodi collegati ad una pianta, la sua sofferenza creata opportunamente dall’uomo , eppure le piante non sono provviste di un sistema nervoso centrale.
Per questo motivo dobbiamo imparare a rispettare tutti gli esseri viventi perche’ tutto cio’ che vive VUOLE VIVERE e non morire….
Ringrazio comunque Barbara e mi scuso se lla mia risposta e’ arrivata solo adesso.
Ma e’ solo adesso che ho visto il suo post…