GEAPRESS – Nuovo intervento della Capitaneria di Porto di Taranto diretta dal Capitano di Vascello Pietro Ruberto, ai danni dei pescatori di dattero di mare. Ad essere intercettata dai militari del Nucleo Operativo Difesa Mare, una imbarcazione con due pescatori di frodo. I due avevano occultato quattro chili di datteri di mare in prossimità di un cavo d’ormeggio.

L’intervento è avvenuto ancora una volta in località San Vito, dove già lo scorso giugno la stessa Capitaneria avevano fermato altri pescatori di frodo intenti al prelievo dei datteri di mare (vedi articolo GeaPress). Purtroppo la pesca di questo mollusco bivalve, una volta avvenuta, pregiudica in maniera irreparabile la liberazione in mare. Ad opera della stessa Capitaneria, il ritorno nel loro ambiente è avvenuto per migliaia di ricci di mare (vedi articolo GeaPress), ma per il dattero, niente da fare. Vive infisso nel substrato roccioso che scava lentamente nel corso di decenni. Il suo stesso prelievo avviene tramite la distruzione delle rocce, causando un notevole danno all’ecosistema marino. Un piatto di linguine, commentarono lo scorso giugno i militari, costa al mare un intero metro quadrato di roccia.

Operazioni continue, dunque. Il tutto per contrastare una abitudine (illegale) dura a morire. Proprio stamane la stessa Capitaneria ha provveduto a dare esecuzione, su mandato della Procura della Repubblica di Taranto, ad un provvedimento di custodia cautelare presso il domicilio, facente seguito ad altra tecnica di pesca devastante. Quella con le bombe (vedi articolo GeaPress). Un altro fenomeno diffuso nel comprensorio, specie del Mar Piccolo.

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