GEAPRESS – Un caso di grave inquinamento dell’ambiente marino aggravato dalla particolarità del luogo. Nel Mar Piccolo “sito inquinato di interesse nazionale”, la Capitaneria di Porto di Taranto ha rinvenuto un vero e proprio cimitero di auto sommerso, e tanto altro ancora…

Nel primo intervento, avvenuto ieri, sono state rinvenute una cinquantina di automobili, alcuni scooter, cavi metallici di vario genere e grossi fusti di contenuto ignoto, sommersi a circa 5 -10mt di profondità nei pressi del mercato ittico di Taranto. Il pessimo stato di conservazione delle automobili e il loro stesso modello fanno ritenere che il loro abbandono in acqua fosse avvenuto in un recente passato. Alcune auto, per altro, munite di targa sono risultate rubate.

Oggi, invece, nel proseguo delle operazioni altre 21 carcasse di autovetture e,  a circa 8 metri di profondità, persino una pistola, sempre in località I° Seno, nei pressi della “discesa vasto”. L’arma, ritrovata in cattive condizioni di conservazione, a causa delle incrostazioni presenti sulla superficie, è stata sottoposta a sequestro penale e messa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

E tra auto, armi abbandonate e rifiuti non meglio identificati non potevano mancare…i molluschi! I militari della  Guardia Costiera, infatti, hanno rinvenuto sul fondo anche alcuni contenitori colmi di molluschi di vario genere tra cui soprattutto cozze, ostriche e cannolicchi, confezionati in reti pronte per la commercializzazione, per un totale di circa 90 kg., oltre a tre contenitori pieni di ricci di mare, per un totale di circa 2.000 esemplari, anch’essi pronti per la commercializzazione. I contenitori con il loro “speciale” carico erano assicurati alla superficie con apposite funi collegate a gavitelli al fine di favorirne il rapido recupero.

L’intero pescato è stato sequestrato penalmente a causa del divieto vigente in tutto il I° Seno del Mar Piccolo di Taranto di raccolta dei molluschi proprio a seguito dei noti recenti accertamenti di natura sanitaria condotti in quelle acque. Il pescato, sottolinea la Guardia Costiera, era pronto per essere commercializzato con evidenti gravi pericoli per la salute pubblica.

Ma le sorprese per i subacquei della Capitaneria non finiscono qui. Infatti, durante le immersioni sono stati trovati anche alcuni reperti risalenti con ogni probabilità all’epoca romana. Gli oggetti rinvenuti, in attesa degli accertamenti  della Sovrintendenza dei Beni Archeologici di Taranto, sono custoditi nei locali di questa Capitaneria di Porto.

A scoprire la maxi discarica sono stati i militari del Nucleo Operativo Difesa Mare della Guardia Costiera di Taranto, in collaborazione con gli operatori del III Nucleo subacquei della Guardia Costiera di Messina.
 
Le indagini, ancora in corso, condotte in stretto contatto con la Procura della Repubblica di Taranto, sono frutto di una intensa attività di investigazione portata avanti dai militari della Guardia Costiera di Taranto, coordinati dal Capo del Compartimento Marittimo e Comandante del Porto di Taranto, CV (CP) Pietro Ruberto.

Per la Capitaneria di Porto questo intervento evidenzia come le problematiche ambientali che interessano il Mar Piccolo di Taranto sono indubbiamente acuite da una serie di comportamenti illeciti compiuti nel totale spregio di un ambiente marino di particolare pregio ed estremamente vulnerabile.

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