dattero di mare
GEAPRESS – Un mollusco ormai raro, protetto dalle convenzioni internazionali e dalla crescita lentissima. Per prelevarlo viene distruggere il substrato roccioso dove, in decenni di delicato lavoro, il mollusco si è scavato la sua nicchia.

Il prelievo distrugge l’interlo fondale  e per questo la pesca del piccolo animale è vietata.

Non doveva pensarla così chi stamani in località Campomarino di Maruggio , è stato trovato in possesso di dieci chilogrammi di dattero di mare. L’esito dell’intervento della Guardia Costiera è di un sub arrestato e tre persone denunciate.

La pesca stava peraltro avvenendo con l’utilizzo di autorespiratore ed a poca distanza dalla costa, comportamenti comunque vietati dalla legge. Il tutto con l’appoggio di un gommone sul quale era presente un quarto soggetto. Alla vista della Guardia Costiera i tre subacquei hanno tentato di occultare il prezioso bottino. Il fatto, però, non sfuggiva alla vista dei militari i quali, dopo una accurata ispezione del natante, hanno rinvenuto il pescato illegale e gli strumenti utilizzati. Martelli e pinze per spaccare la roccia ed estrarre il prezioso mollusco.

Uno dei tre subacquei, riporta il comunicato della Capitaneria, è risultato con precedenti specifici e per questo è stato arrestato. Gli altri due ed il quarto individuo presente sul gommone sono stati denunciati a piede libero con l’accusa di pesca di specie ittiche vietate oltre che per danneggiamento ambientale.

Il tutto 10 chilogrammi di datteri e diversi chilogrammi di altri molluschi, già avviati a distruzione. Sequestrati anche gli apparecchi per la pesca illecita tra cui gli ausiliari di respirazione, consistenti in tre bibombole, ed il gommone impiegato in appoggio.

L’ attività messa in campo stamani si colloca rientra nella più complessa operazione di contrasto, che vede impegnata la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Taranto, in una costante lotta ad ogni forma di pesca illegale. Particolare attenzione viene prestata a quelle tipologie che, come nel caso odierno,  determinano gravi danni all’ambiente ed all’ecosistema marino.

La brillante operazione è frutto della prolungata attività di intelligence e monitoraggio del territorio, condotta  tenendo costantemente informata la locale Autorità Giudiziaria. In tal maniera, precisa la Capitaneria, si è quindi consentito di assicurare alla giustizia individui che non esitano a devastare centinaia di metri di roccia, con conseguenze incalcolabili sull’habitat marino . Un chilogrammo di datteri può arrivare a costare anche tra i 50 e 100 euro.

A tal proposito la Capitaneria di Porto di Taranto ricorda ancora una volta i risultati di importanti studi scientifici. Questo al fine di rendere comprensibile a tutti il danno alla natura causato dalla pesca del dattero di mare. Questo mollusco bivalve dalla tipica forma ovale ed allungata  vive scavando nicchie profonde dentro pietre e rocce del litorale da cui il nome scientifico lithophaga-lithophaga. I fori provocati dal dattero di mare nella roccia presentano un’apertura esterna inferiore a quello del bivalve stesso, per cui, per estrarlo, è necessaria la distruzione delle stesse scogliere in cui vive.

Un datteraio professionista si stima che possa prelevare anche fino a 25 kg. al giorno.

Ogni anno chilometri di fondali rocciosi vengono distrutti per una semplice abitudine culinaria che alimenta, purtroppo, il mondo della criminalità organizzata.  Per la preparazione di un piatto viene distrutto mediamente 1 metro quadrato di fondale marino.

E’ necessario ricordare che il dattero di mare è stato da tempo inserito  nell’elenco delle specie protette. Secondo le norme vigenti le severe pene applicate al prelievo del noto mollusco sono equiparabili a quelle previste per il commercio di animali esotici, forse con la speranza del legislatore che ciò contribuisca a far desistere i consumatori nel richiedere nelle pescherie e sulle tavole di ristoratori compiacenti e correi, i maltrattati frutti di scoglio.
L’appello ai consumatori è quello di indirizzarsi verso molluschi “legali” e legalmente allevati o pescati contribuendo indirettamente a non alimentare la richiesta di datteri, a vantaggio della salvaguardia dei nostri fondali marini.

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