GEAPRESS – Sono arrivati a loro a seguito di indagini che avevano portato all’individuazione di un chiosco, nella città vecchia di Taranto. Lì avevano consegnato un sacco pieno di datteri di mare. Nel chiosco, poi, veniva ritrovato il “prezioso” mollusco, protetto dalla legge. Per raccoglierlo si deve distruggere il substrato roccioso dove, con estrema lentezza (pochi centimetri in molti anni), il guscio del bivalve, si annida.

Ad intervenire, lo scorso venerdì, il Nucleo Operativo Difesa Mare della Guardia Costiera di Taranto, che ha operato il sequestro proprio nel chiosco. Qui sono state rinvenute tre casse con dodici chili di dattero. Dei quattro uomini fermati, tre sono sono stati arrestati. I reati contestati vanno dal depauperamento di bellezze naturali, prelievo di specie ittiche protette e, per i titolari del chiosco, ricettazione.

I prelievi in mare sarebbero avvenuti nelle scogliere di San Vito Taranto, dove la Guardia Costiera ha documentato il danno provocato dall’asportazione dei datteri. Questi ultimi, una volta prelevati, non possono ritornare in mare. Impossibile reinsediarli nell’incavo di roccia, nel frattempo distrutto dai pescatori di frodo per la stessa asportazione del mollusco.

Un metro quadrato di fondale marino distrutto per ogni piatto di linguine, secondo il Capitano di Vascello Paolo Zumbo, Comandante della Capitaneria di Porto di Taranto, il quale ricorda come il dattero di mare è stato inserito nell’elenco Cites delle specie protette. Le pene sono severe, e la Capitaneria di Taranto, spera che ciò contribuista a far desistere i clienti di ristoranti compiacenti a richiedere il vietato dattero di mare.   

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