taiji II
GEAPRESS – La caccia ai delfini di Taiji continua “regolarmente”. Non trovano infatti riscontro le notizie girate in canali poco attendibili che affermavano la chiusura della caccia ai cetacei. Quelli fino ad ora catturati dovrebbero essere in tutto 1270, di cui 694 uccisi, 422 rilasciati in mare e 153 catturati per i delfinari. La quota di questa stagione di caccia è però di 2013.

Nonostante le proteste internazionali le autorità giapponesi hanno difeso quella che considerano una tradizione molto sentita dalle popolazioni locali.

I prelievi, dunque, continuano anche dopo la recente notizia della cattura di una giovane femmina albina. Era stato proprio questo evento, congiuntamente all’elevato numero prelevato in mare in quella occasione, a riportare a galla a livello mondiale il problema della mattanza dei delfini in Giappone. Fino ad ieri un branco di Stenelle striate è stato catturato ed ucciso. Tra di essi, riferisce Sea Shepherd, anche giovani e cuccioli. In tutto, nelle due settimane successive alla cattura del delfino bianco, si sono registrate altre cinque catture. In pratica la pesca è andata a buon fine ogni qualvolta le barche hanno lasciato il porto.

Gli ambientalisti riportano scene drammatiche, di animali che tentavano di scappare rimanendo però impigliati nelle reti.

La caccia dei cetacei a Taiji viene compiuta dal primo settembre  fino al primo marzo. Sebbene il porto di Taiji sia il più noto, sono ben 20.000 i cetacei (ivi comprese piccole balene) che ogni anno verrebbero uccisi. Alle iniziali tecniche di uccisione che comportavano il taglio della gola, si è ora sostituito un nuovo metodo. Una bacchetta di metallo viene spinta all’interno dello sfiatatoio fino a spezzate il midollo spinale.

Una battaglia lunga, quella di Sea Shepherd che documenta senza sosta quanto avviene nella baia. Dalla prossima estate, poi, gli ambientalisti saranno presenti anche nelle isole Faroe, nel Regno Unito di Danimarca, dove ogni anno avviene la macellazione dei delfini globicefalo.

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