GEAPRESS – I dati sono ancora parziali e la difficoltà di poterli diffondere con più precisione, dipende dal fatto che gli attivisti di Sea Shepherd hanno avuto interdetto l’accesso all’area interna alla baia di Taiji. Proprio dove avviene la mattanza dei delfini. Gli attivisti prendono nota delle barche quando lasciano il porto e quando rientrano. In questo caso i delfini, captati al largo della baia, vengono spinti in porto grazie al fastidio creato dalle onde sonore diffuse in acqua da potenti amplificatori.

Pur con qualche oscillazione tra minimi e massimi, il calcolo include i delfini (appartenenti a tre specie) oggetto di caccia, dagli inizi di settembre fino al trenta ottobre. Ricordiamo che gli animali servono sia l’industria della macellazione che i delfinari. Il numero dei catturati in mare oscilla da un minimo di 340 ad un massimo di 407, mentre quelli uccisi dovrebbero essere non meno di 150 – 156. Ci sono poi i rilasciati in mare, compresi tra 185 e 221. Infine quelli catturati per i delfinari, quasi tutti tursiopi. Per questi ultimi il numero dovrebbe essere sotto la trentina.

La caccia proseguirà ancora, ma almeno in questo caso è possibile fornire la stima della mattanza, cosa che invece avviene con molta difficoltà nelle europee isole Faroe (vedi articolo GeaPress).

Le sollecitazioni per mantenere in vita cacce tradizionali, si fanno sentire in molti paesi (Italia compresa). Anche a Taiji, sono comparsi i loro sostenitori vicini, non a caso, ad un movimento politico nazionalista. Hanno fatto bella mostra di sé davanti agli attivisti di Sea Shepherd i quali, non reagendo alla provocazione, hanno trovato il loro abbigliamento “divertente“, come “artisti circensi“. Magliette con la faccia a fumetto del Capitano Paul Watson, leader di Sea Shepherd, il cui arresto è stato chiesto dal Costa Rica con l’accusa di avere ostacolato, ormai parecchi anni addietro, la pesca degli squali. Dietro tale mandato, riferì l’avvocato di Watson, si sospetta esserci proprio il Giappone.

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