GEAPRESS – Stanno partendo i delfini di Taiji, nel Giappone sud orientale. Avvolti nei teli di gomma vengono issati da alte gru verso il mezzo che li trasporterà in un primo luogo di addestramento, nei pressi della stessa baia. Poi, può anche accadere che la gru si blocchi, come nel caso mostrato nella foto, ed il delfino deve così attendere che tutto si sistemi. Per lui un contenitore di metallo poco più grande delle sue stesse dimensioni (in pratica una sorta di bara) piena di acqua marina e caricato su un camion. Verrà così trasferito nella struttura di addestramento.

Si tratta in tutto di sei animali, catturati nei giorni scorsi con una branco di circa cento animali, tra delfino globicefalo e tursiopi. Tra questi c’era pure una madre con il cucciolo. La femmina morì dopo giorni di agonia (vedi articolo GeaPress). Almeno la metà degli animali catturati nei giorni scorsi, sono stati uccisi nella baia e macellati in loco. Riappariranno a fettine nei supermercati giapponesi. Un settore, ormai di nicchia e che non vuol tenere conto degli stessi rischi di tossicità delle carni, specie per la presenza del mercurio.

Intanto, annuncia Sea Shephard, a Taiji sono ripartite le barche della morte. Al largo della città giapponese, bloccheranno nuovi branchi grazie ad una possente barriera sonora creata con la strumentazione portata a bordo. I delfini, spaventati, si dirigeranno verso la baia, dove una veloce imbarcazione a motore, bloccherà l’uscita con una rete. Potranno così essere tenuti in vita fino a cinque-sei giorni, senza essere alimentati. Poi si deciderà. La macellazione oppure il delfinario.

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