taiji
GEAPRESS – Sono passate ben due settimane senza che i pescherecci, usciti in mare ogni giorno, siano riusciti a catturare un solo delfino. Quattordici giorni di “blue cove”, la baia blu non contaminata dal sangue dei poveri animali macellati per l’alimentazione umana.

Stamani, nel porto giapponese di Taiji, le cose sono però andate in maniera diversa.

Solo due ore dopo che la flotta peschereccia era uscita in mare, un gruppo di 35 Stenelle era stato catturato dalla trappola sonora imposta dai cacciatori. Come è noto vengono gettati in mare dei diffusori di suoni che disturbano i poveri delfini. Questi, nel tentativo di scappare, vengono in realtà indirizzati nella baia di Taiji il cui accesso al mare verrà poi chiuso da una rete gettata d aun veloce scafo.

Quasi subito è iniziata la strage. I pescatori, in parte con mute da sub, hanno raggiunto i delfini uccidendoli.

A raccontare quanto successo è il Project Dolphin di Richard O’Barry.

Particolarmente penosa la situazione degli ultimi delfini, rimasti a nuotare terrorizzati in un mare di sangue. “Finalmente” sono  stati uccisi anche loro.

In realtà, sostengono gli ambientalisti, la vera remunerazione non arriva con la macellazione, bensì con la cattura dei cetacei da destinare ai delfinari. Un singolo animale può essere venduto per diverse decine migliaia di dollari. Le “prede”, in questo caso, sono giovani delfini tursiope.

Non era questo il caso di stamani e le povere Stenelle sono state tutte uccise per essere destinate all’alimentazione umana.

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