GEAPRESS – Sono stati catturati il 12 dicembre. Un gruppo di 200 delfini tursiopi (vedi articolo GeaPress ) individuati in mare dai pescherecci di Taiji, nel Giappone sud orientale. Una barriera sonora, diffusa dalle barche, li ha indirizzati verso la baia. Una volta entrati, un veloce natante ha bloccato con una rete la via del mare.

Il mercato della carne in quei giorni non richiedeva molte macellazioni. Venticinque animali in tutto, hanno fatto diventare il mare rosso sangue. Un numero relativamente basso. In settantaquattro sono stati liberati, mentre 101 sono tutt’ora prigionieri della baia. In piccole vasche, denuncia Sea Shepherd che dallo scorso settembre documentata l’incredibile industria della carne di delfino. Un tutt’uno, dicono gli ambientalisti, con quella dei delfinari. I 101 di Taiji sono infatti destinati all’industria del divertimento acquatico che ha pure la pretesa di fare scienza. Una scienza che richiede però animali giovani, da addestrare in ripetitivi esercizi per il pubblico pagante. I 101 di Taiji, denuncia Sea Shepherd, sono infatti prevalentemente giovani delfini.

Sea Shepherd, continua a denunciare al mondo  il dramma di questi poveri animali. “Continueranno la loro vita – afferma un comunicato dell’associazione – costretti a vivere con la stessa specie, ovvero l’uomo, che ha rubato loro il mare, l’unica vera casa dei delfini“.

Secondo Sea Shepherd, gli animali del Taiji Dolphin Resort (questo il nome della struttura dove i cetacei iniziano un primo addestramento) sarebbero sottoalimentati e con problemi di adattamento. Mangeranno sempre pesci morti e saranno costretti a vivere senza le loro madri ed il loro branco.

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