GEAPRESS – Imprigionati nelle reti da pesca, senza possibilità di scampo in una lunga agonia, così gli attivisti del Progetto “BioViolenza” hanno rappresentato davanti agli ingressi della Fiera di Genova, dove si tiene la kermesse Slow Fish, la loro denuncia verso le crudeltà inflitte agli abitanti dei mari.

Un centinaio di animalisti e antispecisti provenienti anche da Milano, Brescia, Pisa, e Piemonte hanno così contestato quella che vuole essere l’evento dedicato alla pesca “sostenibile” legata all’organizzazione di Slow Food e sostenuta dalla regione Liguria di cui abbiamo già documentato i contenuti con articolo di ieri su GeaPress (vedi articolo).

Una delegazione è potuta entrare nel pomeriggio all’interno inscenando nuovamente la rappresentazione ma anche confrontandosi, sulle cifre del massacro della pesca e sulle ragioni etiche, con gli organizzatori e i visitatori dell’evento.

Dalle prime notizie ufficiose l’afflusso del pubblico a Slow Fish sembra in grande calo rispetto agli anni precedenti, attendiamo i dati ufficiali nei prossimi giorni.

I pesci non sono empatici, purtroppo per loro. Non riescono a smuovere gli stessi sentimenti di un cagnolino, piuttosto che di un gattino. Non è la pesca etica, che salverà il mare. Non può esserlo nel momento in cui non si ha rispetto (innanzi tutto alla vita) per ogni essere che lo abita. Il messaggio che viene dato al pesce, rimane purtroppo quello di un piatto da cucinare. Dal sempre più raro tonno sott’olio (pesca non etica…) ai cicciarelli e rossetti (pesca … “etica”, o di tradizione, promossa da Slow Fish). Proprio per questi ultimi c’è stato pure chi ha cercato di far passare il messaggio che il divieto di pesca imposto dalle direttive comunitarie sia dovuto ad un errore dell’Unione Europea. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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