GEAPRESS – Le Capitanerie di Porto devono far rispettare la Direttiva comunitaria che impone il divieto di pesca del novellame. Se la Regione Sicilia non ritira il provvedimento “palesemente viziato da illegittimità“, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali adirà le vie giudiziali a “tutela dei superiori interessi pubblici“.

Così è riportato in una nota inviata dal Ministero al Comando Generale delle Capitanerie di Porto. La preoccupazione, evidentemente, è che si possa instaurare l’iter per una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia da parte dell’Unione Europea.

Il tutto fa seguito all’ormai noto decreto dell’Assessore alle Politiche Agricole e della Pesca della Regione siciliana Dario Cartabellotta, il quale ha autorizzato la pesca del novellame per 40 giorni a partire dall’undici febbraio. 

Ancor prima del Ministero delle Politiche Agricole, anche quello delle Infrastrutture e dei Trasporti aveva a sua volta inviato alle Capitanerie di Porto siciliane, una propria direttiva. Il divieto di praticare la pesca deve intendersi come “assoluto“.

Ed invece la Regione Sicilia sembra proprio andare per la sua strada nonostante i comunicati di fuoco di Legambiente che ha annunciato ricorso al TAR. “Le Capitanerie di Porto hanno l’ordine  di intervento – dichiara a GeaPress Enzo Bontempo, presidente del circolo Nebrodi di Legambiente – L’azione messa in campo dalla Regione è di una gravità senza precedenti e nessuno può autorizzare la pesca del novellame in assenza di un piano“.

Per l’Assessore Cartabellotta, però, la bontà del provvedimento è fuori discussione.

Intanto la Capitaneria di Porto di Augusta (SR) ha comunicato un primo sequestro di dieci chili di novellame. Il divieto di pesca e detenzione, ha confermato la Capitaneria, è assoluto. Dunque, fanno intendere dalla Capitaneria, deve stare attento anche chi acquista il novellame.

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