Gent.ma Redazione Geapress,
alcuni giornali di ieri hanno riportato la notizia della cattura di un calamaro di grosse dimensioni (12.5 kg x 2 m circa) da parte del presidente dell’associazione di pesca sportiva Patti Marina Fishing, in provincia di Messina.
Ma questa notizia, al di là della curiosità che può destare per l’esistenza di un esemplare di cefalopode di tali dimensioni  e che per un attimo ci riporta al fascino delle leggende di mostri marini, non è affatto una bella notizia e soprattutto la sua cattura non può essere ritenuta una cosa ammirevole, oltretutto se compiuta da parte di un pescatore sportivo, che dovrebbe quindi praticare tale attività con una certa coscienza.
Non vi trovo nessuna sportività, non era in corso una gara per cui il gesto lo ritengo finalizzato al solo scopo di ottenere uno sterile trofeo.
Un calamaro di quelle dimensioni, una volta risalito da una profondità di 150 m muore, quindi non può più essere ributtato in mare. Una volta ucciso cosa ne fanno? Non credo si possa cucinare e mangiare per la durezza della sua carne. Per cui io ritengo sia stata una crudeltà inutile pescarlo per poi ucciderlo, poteva tranquillamente essere lasciato in pace.
Sarei lieta di conoscere la Vostra opinione in merito, sapere se le associazioni animaliste sono a conoscenza dell’accaduto e se magari non sia il caso di dare un giusto spessore ad una notizia che più che stupirci come un guinness dei primati dovrebbe farci riflettere.

Una Vostra lettrice
Olga Grasso.

Gentile Olga, nella pagina dedicata a “Il mondo della pesca”  nella sezione “MARE” di GeaPress, abbiamo cercato di spiegare come tutto ciò che non sia attinente a problemi … terrestri, paghi un ritardo culturale enorme. Forse ironizzando, ma avevamo scritto di un testo di cucina quale: “Io il Vino e il Beccaccino”. Oggi inorridirebbe di più se l’esserino bruciacchiato ed avvinazzato venisse presentato così come è stata data la notizia del calamaro ucciso. Quest’ultimo, bene che vada, non avrebbe neanche diritto ad eguale orrore. Se oggi il vanto nell’esporre un grosso cinghiale sul cofano della proprio automobile, è relegato forse a qualche cronaca locale di
caccia, per il mare è  diverso.

In mare avviene di tutto. Si spara ai delfini che disturbano le barche in cerca dei totani, si buttano le bombe per uccidere il pesce e prelevarne meno del 10%, si legalizzano metodi distruttivi come la pesca a strascico che ripulisce i fondali come neanche il napalm riusciva a spogliare le foreste vietnamite. Si è riusciti a creare i pericolosi pirati della Somalia dai piccoli pescatori del luogo scaraventarti in mare dai grandi motopesca delle marinerie di mezzo mondo in possesso di permessi farsa del non-governo somalo. In ultimo: abbiamo posto delle restrizioni stagionali ai motopesca che praticano l’attività di strascico e a volante (vedi articolo GeaPress) eccetto che per quelli abilitati alla pesca oceanica. Ciò significa che altrove possono continuare a fare quello che vogliono.

Eppure, con l’esclusione delle campagne ambientaliste (intese Greenpeace, WWF etc) l’unica iniziativa animalista che riguardava il mare è stata quella della caccia  alle foche canadesi. Un problema economico per il Canada, che continua a cacciarle, e di quasi nullo significato per l’Italia, la quale dal canto suo produce ed esporta in tutto il mondo le famigerate reti anti predatore (vedi articolo  GeaPress) imbattibili per gli allevamenti di tonni, salmoni ed altri reclusi.

Il calamaro fatto fuori a Messina unisce le nostre dimenticanze alle nostre ignoranze sul mare. Volendo beffare la realtà e coprire le nostre ipocrisie, vogliamo approfittare della prima occasione per ergerlo a rappresentare la paura incombente ed affascinante del mostro. Questo può, deve, essere fatto fuori dal primo che capita, fosse anche un presidente o chi per lui di associazione sportiva locale. Un’unica precisazione (… ma siamo certi che la pensi come noi): non ci indigna che sia un pescatore sportivo. Non crediamo possa considerarsi sport uccidere un animale.

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