GEAPRESS – E’ caduto tra i palazzi di via Pietro Giuria, vicino al porto di Savona, l’ennesimo gabbiano vittima di lenze ed ami dei pescatori. Il piccolo Gabbiano comune, non è sopravvissuto. Stritolato, così lo descrivono all’ENPA savonese, dagli attrezzi dei cosiddetti pescatori di terra. A nulla è valsa la corsa dal Veterinario dei volontari dell’ENPA, una volta che erano stati avvisati dalla Polizia Municipale.

Pochi giorni addietro, a Varazze (SV), era toccato ad un ben più grosso Gabbiano reale. Un giovane, devastato da un finto pesce, in realtà esca al silicone di un pescatore. L’amo gli ha danneggiato non solo il becco, ma anche il corpo e la zampa.

Tutta colpa di chi pratica la pesca nelle spiagge o comunque, come probabilmente successo al gabbiano di via Pietro Giuria, lungo la costa della città. La Capitaneria di Porto, su sollecitazione dell’ENPA, ha pure emesso apposita Ordinanza che vieta di abbandonare ami e lenze. Evidentemente, però, non è molto rispettata.

Ad ogni modo la pesca è responsabile, ad avviso della Protezione Animale, anche della riduzione delle popolazioni marine in generale. A ciò si aggiunge la beffa dell’ennesimo permissivismo concesso in favore dei cosiddetti pescatori di terra. La loro discutibile attività, dicono all’ENPA, è stata recentemente esclusa dal censimento della pesca sportiva. Forse perché ritenuta poco dannosa, concludono gli animalisti. 

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