GEAPRESS – Nel corso dei due ultimi meeting degli uffici della Convenzione di Washington (CITES) sul commercio di flora e fauna minacciata di estinzione, una vera e propria battaglia di comunicati si è svolta tra chi, dati alla mano, voleva difendere il mare, ovvero Stati Uniti e Cina, e l’Italia. Quest’ultima, suoi dati alla mano, sosteneva il prelievo, la lavorazione e il commercio di corallo.

In effetti, a ben guardare i comunicati relativi all’ultimo meeting della Convenzione di Washington, tenutosi a Dubai nel marzo di quest’anno, i rappresentanti del nostro paese non erano molto in sintonia con il mare. Piuttosto con le associazioni si categoria delle ditte che lavorano il corallo. ‘Il Ministro Prestigiacomo ed il Sottosegretario agli Esteri Scotti – si legge in una nota dello scorso marzo – fino all’ultimo hanno lavorato in questa direzione con l’attenta presenza delle associazioni di categoria (Assocoral)‘.

Le preoccupazioni era soprattutto rivolte alle ditte campane, le quali (non avendo più contingenti sufficienti in loco) si riforniscono altrove, tra cui la Sardegna.

Nell’isola meta di vacanzieri da quindici giorni, vi sono trenta permessi di prelievo del corallo, sebbene poco più di venti operativi. Ogni pescatore può prelevare fino a due chili e mezzo al giorno (sempre che effettivamente sia controllato). La prima data comunicata per la fine del prelievo, era stata fissata al 15 ottobre, poi prorogata al 29, ed infine al 15 novembre. In Sardegna capita che il mare può essere mosso. A quanto pare non è un fenomeno solo sardo ….., ma la Giunta Regionale meteoropatica, decide per questo l’ulteriore rinvio. Grazie ai dati in loro possesso si possono tirare fuori dal mare parecchie centinaia di chili di corallo sardo. Solo l’anno scorso ne furono staccate due tonnellate!! (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).