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GEAPRESS – Grazie alla presenza in Sardegna dell’imbarcazione M/V Brigitte Bardot, Sea Shepherd Italia annuncia la “Campagna Pelagos” dedicata a dare supporto alla ricerca scientifica. Il tutto grazie alla collaborazione con l’Università degli studi di Siena (www.dsfta.unisi.it) e con la “Fondazione CIMA” (cimafoundation.org).

A partire da ieri, Sea Shepherd fornirà l’assistenza e i mezzi necessari per procedere alla fotoidentificazione dei cetacei presenti nella zona di studio. Verranno altresì acquisiti i dati, sia qualitativi che quantitativi, sulla presenza di plastica dispersa nel mare. Nella fase iniziale del progetto la M/V Brigitte Bardot costituirà la base operativa per le attività di ricerca.

L’importanza dei target prescelti – riferisce nella sua nota Sea Shepherd Italia – deriva dalla necessità di comprendere sempre più a fondo quanto l’inquinamento da microplastiche sia impattante per la fauna marina”. Nello specifico la zona interessata dagli studi sarà quella compresa nell’area sud-est del Santuario “Pelagos”.

La Fotoidentificazione è una delle tecniche più utilizzate nello studio dei cetacei perché non invasiva e permette di identificare singoli esemplari delle diverse specie di animali. Ciò avviene attraverso l’analisi delle immagini fotografiche: ci si basa su segni naturali presenti sul corpo. La foto-ID permette di individuare la distribuzione spaziale e temporale della popolazione, la consistenza numerica, i comportamenti, l’habitat e l’utilizzo di questo, come anche gli spostamenti individuali, il successo riproduttivo, il tasso di emigrazione/immigrazione e la struttura sociale dei cetacei.

La plastica nel mare: le attività di ricerca si focalizzeranno sui quei frammenti di plastica di diametro inferiore a 5 mm, la cosiddetta “microplastica”. Questi frammenti saranno raccolti utilizzando una rete a strascico superficiale a maglie strette trainata dalla M / V Brigitte Bardot . La microplastica, oltre ad essere per sua natura inquinante, funge da aggregante per tutti i contaminanti prodotti dalle attività umane a terra. Gli effetti sulla fauna di questi composti (DDT, PCB, ecc…) vanno dalla cancerogenicità alla distruzione del sistema immunitario, fino a disfunzioni del sistema endocrino. Inoltre queste sostanze permangono nell’ambiente anche a distanza di decenni, entrando nella catena alimentare e depositandosi soprattutto nel grasso dei cetacei. I dati ottenuti dalle indagini saranno condivisi tra tutti e permetteranno di avere un quadro più chiaro della situazione nell’area di studio, e di capire quali azioni si potrebbero intraprendere per salvaguardare sempre più “i nostri clienti”. “Se muoiono gli oceani moriremo anche noi”, lo ha riferito il fondatopre Sea Shepherd Paul Watson

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