GEAPRESS – Dal 3 al 5 giugno si è svolta a Salerno la prima edizione del Fishing Festival. Lo show italiano della pesca ricreativa. Così annunciava lo slogan scelto dall’organizzatore, ovvero il canale di Sky “Caccia e Pesca” che, con il suo editore Matteo De Falco, ha salutato entusiasticamente la visita del Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.

Evento gratuito, ma organizzato con il supporto di Comune e Provincia.

C’erano le vasche dove provare le esche (artificiali) e la riserva piena di pesci che avrebbe accontentato le sessioni di pesca per bambini e diversamente abili. Una festa, anzi un festival dove sono stati presenti pure acquari e associazioni ittiologiche. Tutto per la pesca ricreativa al quale come promesso dall’editore del canale tematico di Sky, si è dato già appuntamento per l’anno prossimo.

A non essere, però, d’accordo con i propositi degli organizzatori, erano gli animalisti dell’associazione  AnimAnimale che, insieme ad un gruppo di attivisti di diverse provincie della Campania, hanno dato vita ad un nutrito e coreograficamente ben curato sit in di sensibilizzazione. Ovvero, ricordando come muore un pesce. Certo, il pesce fuori dall’acqua muore, ma nessuno ha mai messo in evidenza cosa avviene in quei minuti di mortale stress. L’animale si contorce disperatamente ma in pochi riflettono sul fatto che questi movimenti avvengono con carenza di ossigeno nel sangue. Le branchie, infatti, fuori dall’acqua non assolvono la loro funzione ed è come se un uomo fosse costretto alle convulsioni con bocca e naso tappato. Acido lattico alle stelle e dolori tremendi. Scompensi così gravi al ph sanguigno, che possono causare la morte anche dopo la liberazione del pesce (come affermano di fare, sempre, i pescatori sportivi).

Vi sono poi le ferite. Ovvie, visto che il pesce abbocca all’amo. Ricordano, però, gli attivisti di AnimAnimale che il tutto non è indolore. Anzi, lo è ancor di più quando il pesce viene preso nelle ipervascolarizzate branchie, oppure talmente all’interno da arrivare in prossimità dello stomaco. Gli stessi animalisti hanno voluto mostrare il dolore portando loro stessi ami “infilzati” nelle guance (vedi foto in gallery).

E chi ha pensato, poi, alle tecniche utilizzate per evitare gli sbalzi di pressione dovuti ad una veloce risalita dei pesci all’amo? La vescica natatoria rischia di esplodere e c’è chi tenta di sgonfiarla manualmente oppure perforandola. Dubitiamo che un pesce liberato andrà poi a rendicontare il successo di tale operazione.

A dire il vero alcune di queste operazioni venivano ricordate in alcuni depliant diffusi nel corso della mostra. Ma trattavasi, denunciano ad AnimAnimale, di precauzioni da adottare in funzione della perdita economica e di tempo. Questo perché “slamare” un pesce che ha inghiottito l’amo, ritarda le operazioni di ripresa durante le gare ed è qui che la tecnologia dei vari marchi presenti negli stand veniva incontro agli “sportivi”. Non si tratta, quindi, di brevettare o inventare ami meno dolorosi, ma solo più veloci da togliere.

Non sono mancati, comunque, tentativi di dialogo. Alcuni pescatori, infatti, si sono avvicinati agli attivisti animalisti per sottolineare che non sono come i cacciatori. Il loro, infatti, è solo uno sport poiché il pesce viene rigettato in acqua subito dopo la cattura. Fatto, ovviamente, che non può essere condiviso dagli animalisti dal momento in cui anche i pesci sono esseri senzienti che respirano, mangiano e soffrono proprio come noi.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI FOTOGALLERY: