caretta
GEAPRESS – Chiancarella, con la zampa amputata e già ricoverata un anno addietro in un Centro del trapanese. Goccia, impossibilitata ad immergersi; forse una bolla di gas provocata dall’occlusione intestinale dovuta alla plastica ingurgitata. Anche Chiancarella ne aveva fatto uno scorpacciata. Si pensa che l’abbia trovata nel fondale del porto di Salerno, dove è rimasta per oltre una settimana. “Si è affezionata ad un molo“, avevano detto dei frequentatori; “se tornate tra un paio di ore la trovate“. I ricercatori, al posto ed orario “prestabilito”, la videro in effetti arrivare. Chiancarella, così chiamata dal nome della località del porto, era la nuova tartaruga Caretta caretta da salvare.

Insieme a Goccia, Rachel, Formoriars, Tao, Bisesto e Flynn, sono state liberate ieri nella spiaggia di Pisciotta (SA) alla presenza del Sindaco e degli attivisti di Veg in Campania e della LAV di Salerno. A seguire passo passo l’iniziativa i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, al quale fa riferimento il progetto. Un monitoraggio attivo ormai da anni grazie al contributo del Settore Ecologia della Regione Campania presente con il Centro di Educazione Ambientale La Primula di Palinuro (SA). Un’azione voluta dalla dott.ssa Flegra Bentivegna la quale continua a seguire le attività assieme alla dott.ssa Sandra Hochscheid ed al dott. Fulvio Maffucci.

Ogni tartaruga ha la sua storia – riferisce a GeaPress il dott. Maffucci – che riflette i problemi che interessano nel complesso le Caretta caretta“.

E’ il caso di Moni e Rachel, rimaste imbrigliate nelle reti a strascico. Per Rachel, il pescatore si era subito messo in contatto con i ricercatori e dopo un processo riabilitativo dovuto allo stato confusionale subito nella rete, è arrivato anche per lei il giorno della libertà. Per Flynn e Bisesto, invece, erano talmente piccoli che si è dovuto richiedere l’intervento dell’Acquario di Cattolica (RN) che ha messo a disposizione una vasca. Infine Tao. Ancora piccolo, ma non piccolissimo. Trovato nel litorale domizio.

Quali sono i problemi delle tartarughe e perchè poi tante segnalazioni rispetto agli altri anni?

Per il dott. Maffucci bisogna ancora aspettare qualche anno prima di fornire una risposta precisa al presunto aumento delle tartarughe nidificanti nelle spiagge italiane. Quest’anno è stata la prima volta della Toscana e dell’Abruzzo, ma bisogna capire quanto incide, ad esempio, la veloce circolazione delle informazioni.

A Palinuro – spiega il dott. Maffucci – il video della deposizione era su You Tube ancor prima del nostro arrivo“. Forse la disponibilità di cellulari pronti a documentare e postare nei social network, potrebbe spiegare molto, ma resta sempre la sensazione che le deposizioni siano in aumento. “Non ci sono ancora elementi per poterlo affermare. Anche dalla Grecia sembrano arrivare notizie incoraggianti. Una teoria ancora da verificare – aggiunge il dott. Maffucci – è quella dell’aumento della temperatura media del mare e la conseguente frequentazione, da parte delle tartarughe, di nuove spiagge a nord le cui condizioni generali risultano ottimali per la deposizione“.

Località e numeri impensabili fino a poco tempo addietro, come i cinque nidi di Vendicari (SR) e l’incredibile deposizione nella spiaggia palermitana di Mondello, affollatissima di bagnanti e lidi attrezzati con tanto di bar sulla spiaggia. Eppure le uniche popolazioni stabili del nostro paese risulterebbero quelle di Lampedusa (AG) e probabilmente Brancaleone (RC).

I problemi che affliggono le tartarughe  non sono però venuti meno. Per Chianchiarella, non è da escludere che l’amputazione dell’arto sia stata dettata da una necrosi causata dall’avvolgimento di una lenza. Ci sono poi quelle trovate con i grossi ami dei palangari nello stomaco, come di ammassi di plastiche.

La Caretta – aggiunge il dott. Maffucci – usa cibarsi sul fondo. Potrebbe così imbattersi in plastiche che scambia facilmente per cibo. L’occlusione può essere mortale, ma in alcuni casi si riesce ad intervenire senza ricorrere all’intervento chirurgico. Per il resto, per capire cioè le dinamiche delle nuove presenze, bisogna ancora monitorare e studiare. Ogni ipotesi presenta degli aspetti suggestivi, ma va comunque verificata“.

Le femmine delle Caretta caretta raggiungono la maturità sessuale alcune decine di anni dopo la nascita. La spiaggia per nidificare sembrerebbe essere quella che le ha visto sgusciare. Tornano, trovando nel frattempo tavolini da bar oppure, come è successo pochi anni addietro a sud di Reggio Calabria, uno scarico fognario. Ipotesi, che però possono essere accettate solo quando la popolazione è stabile. Come nel caso di Lampedusa (AG), dove ormai da parecchi anni viene monitorata la piccola storica popolazione di Caretta caretta e dove paradossalmente, a causa dei tragici fatti che coinvolgono l’isola delle Pelagie, quasi sembrano non arrivare più notizie.

Uno strano mondo, da tutelare senz’altro ma anche da capire da quale direzione si deve guardare. Mentre in posti insoliti la Caretta caretta da notizia di se, a Lampedusa non può (..ovviamente..) essere così. E dire che per tanti anni quell’isola ha rappresentato un baluardo di natura altrove impossibile. Un Eden incontaminato, almeno nella bellissima isola dei conigli, che guardava verso l’Africa. Oggi, la direzione si è invertita e pensando a Lampedusa viene solo molta tristezza.

Vorrei che la ripresa della Caretta caretta rappresenti una speranza per tutti” – riferisce a GeaPress Nicola Campomorto, attivista di Veg in Campania che ha contribuito alla vigilanza del nido di Palinuro – La natura deve riprendere il suo corso. Sarà un bene per tutti

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