pesce spada
GEAPRESS – Istigazione a delinquere ed apologia di reato di uccisione di animali. Queste le accuse rivolte ad un giovane di Riposto (CT) che avrebbe inserito su facebook un suo video relativo alla pesca illegale di pesce spada.

Ad intervenire l’Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto, in coordinamento con la Direzione Marittima di Catania.

Le indagini si erano avviate nel mese di novembre, proprio a causa della pubblicazione del filmato. Le scene erano relative ad una pesca notturna effettuata verosimilmente in estate. Documentavano l’utilizzo di un palangaro, ovvero una lunga lenza armata con molti ami. Il risultato non era mancato: una decina di Pesce spada, molti dei quali, riferisce sempre la Capitaneria di Porto, verosimilmente al di sotto della taglia minima prevista dalla legge.

La norma, inoltre, consente ai pescatori non professionisti il prelievo di un solo esemplare. Il mancato rispetto di tale disposizione trasforma un’attività di “hobby” in quella illecita; quindi, riportano gli inquirenti, l’uccisione del pesce può definirsi “non necessaria”. Secondo il Codice Penale cagionare la morte di un animale per crudeltà o senza necessità, rappresenta un reato punito ai sensi della legge 189/04. Per gli inquirenti, però sarebbe molto più grave l’apologia  e l’istigazione a commettere il medesimo supposto reato. La pena reclusiva, infatti, è fino a 5 anni.

E’  proprio questa l’ipotesi al vaglio degli inquirenti ed alla quale potrebbe essere chiamato a rispondere il giovane pescatore. Il video, inserito su internet, ha avuto un eco importante prima di essere rimosso.

L’indagato, convocato presso l’Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il reato ipotizzato rientra tra quelli dei “delitti contro il sentimento per gli animali” istituito con legge del 2004. La stessa applicazione alla materia della pesca, costituisce una interpretazione inedita. Si tratta di una  nuova forma di tutela verso le specie ittiche ed un nuovo strumento alla lotta contro la pesca di frodo.

Alle usuali tipologie investigative della Guardia Costiera contro la pesca illegale, si affianca ora un costante monitoraggio del web e dei social network in particolare.

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