GEAPRESS – Oggi a Cagliari, un bagnante ha rischiato di morire annegato in una rete da pesca. Sono in corso le indagini per capire chi avesse collocato la rete, così vicino ad una spiaggia. Il bagnante si è salvato grazie al pronto intervento della Capitaneria di Porto.

Immaginiamoci che qual bagnante fosse stato un subacqueo e che improssivamente, a mezz’acqua, si fosse ritrovato trainato da una rete carica di pesce. Il subacqueo avrebbe dovuto avere la lucidità di non farsi prendere dal panico, mettersi contro corrente e provare a muovere le pinne sperando di trovare la forza giusta per anticipare la rete incalzante. Se è senza bombole, ovviamente muore annegato.

E questo quello che probabilmente è successo ieri a due delfini al largo di Rimini. Due motopesca impegnati nella pesca a volante (in pratica uno strascico a mezz’acqua) hanno issato due delfini morti probabilmente annegati. Le barche erano state accostate da una unità della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Rimini, Dipendente dal Comando ROAN (Reparto Operativo Aereonavale) delle Fiamme Gialle. Chissà se viceversa questa storia sarebbe mai stata raccontata.

I militari si sono messi in contatto con le Fondazione Cetacei che ha provveduto al prelievo dei due delfini tursiopi, (un grosso maschio adulto ed una giovane femmina) e ne ha disposto l’esame autoptico presso l’Università di Padova.

In più occasioni la Stazione Navale della Guardia di Finanza di Rimini ha compiuto interventi in difesa del mare e dei suoi abitanti. Controlli ai motopesca ed ai natanti in generale, oltre che al recupero di tartarughe Caretta caretta. In questo caso, però, a parte l’importante documentazione di quanto successo, c’era ben poco da fare per i delfini, morti probabilmente annegati.

La realtà della pesca a volante è quella di un rastrellamento del mare, compiuto a mezz’acqua. In pratica nessuno è in grado di accorgersi di quello che avviene. Le maglie sono molto strette, dovendosi pescare pesce azzurro di piccola taglia individuato, peraltro, grazie alla presenza a bordo di ecoscandagli. Una pesca tecnologica, dunque, che individua senza possibilità di lasciargli scampo grossi banchi di pesce. Due pescherecci, tra loro poco distanzianti, tirano le estremità di una rete che forma una sorta di bolla orizzontale. I due delfini vi sono rimasti bloccati, forse attirati dallo stesso banco di pesci. I due animali, incapaci di sfuggire alla corrente (avrebbero dovuto girarsi controcorrente ed avere lucidità e forza di battere la coda) sono quasi sicuramente morti annegati.

In questo periodo, in Romanga si pesca il pesce pelagico ed azzurro in particolare. Le marinerie di pesca a volante possono mantenersi solo grazie alla manodopera straniera. Quando la rete viene issata a bordo, il pesce viene calato in una vasca piena di acqua e ghiaccio. Viene poi prelevato con dei contenitori in plastica ed immesso in scatole di polistirolo. In buona parte ancora vivo, sarebbe poi finito direttamente in cella frigorifera. I pescherecci, in Romagna, per questo tipo di pesca, lasciano il porto all’alba e rientrano nel pomeriggio, mentre il traino della rete dura da circa 40 minuti fino a due ore. 

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