GEAPRESS – Se alla parola tonno venisse in questi giorni sostituita la paola “balena” ci ritroveremmo nel poco invidiabile ruolo che le flotte nipponiche si sono guadagnate in tutto il mondo quali predatori di una specie in via d’estinzione.

La questione, questa volta, è quella di stabilire le quote di prelievo del tonno rosso. L’ Italia ha esultato sulla mancata protezione del predatore marino. Così come i giapponesi lo hanno fatto per le loro balene. L’ Italia chiama in ballo, improbabili quanto perditempo, futuri dati scientifici per continuare a poter pescare i tonni.  La stessa cosa fanno i giapponesi per continuare a pescare le balene.

L’Italia si oppone ora alla riduzione di una quota di prelievo la quale, è bene ricordare, eviterebbe multe future da parte dell’Unione Europea nel caso in cui il nostro paese non riesca ad evitare, nei prossimi anni, il depauperamento delle popolazioni naturali di tonno rosso.

I pareri scientifici non sono chiari e  lasciano dubbi” ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole Galan non solo alla proposta di ridurre a 6.000 tonnellate il pescato di tonno rosso ma anche di trovare una mediazione tra quest’ultima quota e le 13.500 tonnellate proposte dall’ Italia.

A tal proposito, lo stesso Galan, ha bollato come “fondamentalista” il parere della Commissione Europea. In ballo vi è la negoziazione delle quote di pesca del tonno rosso per il 2011. A questo punto, l’unica differenza che distingue l’Italia dalle flotte baleniere giapponesi è quella che queste ultime prelevano nei mari di tutto il mondo per le loro industrie, l’Italia invece preleva principalmente nei suoi mari per servire sempre gli stessi giapponesi. Sono questi ultimi infatti, i principali acquirenti del tonno rosso. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).