GEAPRESS – Ponza (LT) di nuovo in anteprima per questioni relative alla protezione degli animali e del loro ambiente. Dopo le polemiche della scorsa primavera, quando alcuni bracconieri assalirono dei campisti in attività antibracconaggio (vedi articolo GeaPress), ora è il turno della cooperative dei pescatori isolani. I primi illegali, le seconde ovviamente regolari e legittimate a ricorrere al TAR. Ora hanno vinto il ricorso e potranno continuare a pescare utilizzando contemporanemtne palangaro e ferrettare. Il Ministero delle Politiche agricole aveva vietato l’uso contemporaneo, e loro, invece, hanno vinto. Ma cosa sono ferrettare e palangari e, soprattutto, perchè il Ministero era intervenuto?

L’uso delle ferrettare ha trovato una logica a seguito del divieto di utilizzare le spadare. Sono entrambe reti derivate. Le ferrettare hanno maglie più strette, non possono essere utilizzate oltre un limite dalla costa, e non possono essere lunghe più di due chilometri e mezzo. Dovrebbero catturare solo pesce medio, ma con maglie più larghe (diventando sempre più spadare ….) si “ammaglia “, ad esempio, il pesce spada ed altri grossi pesci (ma anche tartarughe e delfini). Se poi vengono lasciate in mare oltre il limite di costa, è più probabile catturare pesce pelagico (ad esempio, il solito pesce spada). Ancor di più se la rete, poi, è lunga oltre i 2,5 chilometri.

Con il palangaro, invece, il pesce spada è consentito pescarlo. Si tratta di una tecnica molto più dispendiosa oltre che pericolosa. Una lenza lunghissima dove sono attaccati centinaia di tremendi ami. Ognuno di essi deve avere poi un’esca. Può essere uno sgombro come un calamaro. Comunque costa, impegna più tempo, e se non abilmente manovrata (pensate a quando il mare è mosso) può causare anche gravi ferite. La spadara, la butti giù e vai, poi, solo a ripescare.

Chi controlla in mare quale utilizzo viene fatto delle due tecniche? Potrebbere capitare di prendere pesce spada con la ferrettara e denunciarlo come pescato con il palangaro. I pescatori italiani, però, sono quasi tutti polivalenti. Hanno cioè licenze ad esercitare più tipi di pesca.

I pescatori di Ponza hanno semplicemente fatto i loro interessi. Non combineranno, forse, giochetti in mare, ma è pur vero che, una volta imbarcati, sono quasi sempre gli unici a poterlo giurare. Le loro scelte possono non coinicidere sia con le leggi del mare (sicuramente non con la vita dei pesci) e probabilmente con gli interessi di altri pescatori. Pensate, infatti, alle marinerie specializzate con il palangaro. A monte, però, c’è un problema normativo, ed il TAR Lazio l’ha evidenziato. Per evitarlo basterebbe avere il coraggio di vietare le ferrettare, escamotage anti divieto-spadare, come più volte chiesto in sede europea. Niente. Meglio fare un provvedimento impugnabile che rischia ora di costarci un mare di rimborsi, che levare la puzza … che, a maggior motivo se si parla di pesce, vien sempre dalla testa.

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