GEAPRESS – Chi si ricorda del pangasio? Un pesce d’ acqua dolce pescato nel bacino del Mekong e spacciato spesso come “sogliola”? Nulla ne sapeva la suora ripresa impietosamente qualche anno addietro dalle telecamere di Report. Convinta di servire nella mensa scolastica dell’esclusivo colleggio milanese una conveniente (economicamente parlando) sogliola, propinava in buona fede “pangasio”. Una sorta di pesce gatto che si aggira tra i sedimenti del fiume Mekong. Uno dei più inquinati al mondo, riferiscono in questi giorni i telegiornali presentando l’omonima operazione condotta a livello nazionale dalle Capitanerie di Porto italiane. Ogni giorno nuovi dati ed altri sono attesi nei prossimi giorni. Il tre gennaio, ad esempio, la conferenza stampa della Capitaneria di Porto di Pescara.

Il consuntivo nazionale è già noto. 6631 controlli, 664 sanzioni amministrative che hanno portato alla verbalizzazione di 1.100.000 euro. 120 le persone denunciate e 210 le tonnellate di pescato posto sotto sequestro, la metà del quale nel napoletano. Alcuni miglioramenti, così come comunicato dalla Direzione Marittima di Reggio Calabria, ci sono stati. La situazione complessiva appare però diffusamente compromessa con punte di allarme assoluto. Come interpretare, ad esempio, il 100% di irregolarità riscontrate a Palermo presso i venditori dei mercatini rionali? Irregolarità che si abbassano al 60 e 70% nei controlli sulla ristorazione e punti vendita. Illeciti, specie sulla mancata rintracciabilità e conservazione del pescato, che si ripercorrono nei numerosi comunicati che in queste ore stanno affluendo dalle Capitanerie.

Se però in un mercato rionale di Palermo si ha la certezza di acquistare pesce di ignota provenienza (basta pensare ai tanti barchini di pesca abusiva che affollano l’inquinata rada del porto), nomi esotici, o che sanno quasi di piante, si leggono nei comunicati emessi in giro per l’Italia.

Chi è a conoscenza della “molva”? Sembra quasi un errore di trascrizione della “malva”, ovvero la pianta medicinale. Ed invece la “molva” è stata rintracciata in uno dei controlli della Direzione Marittima della Guardia Costiera di Livorno. Vive nel nord atlantico e nel livornese veniva spacciata come merluzzo salato, ovvero “baccalà”.

E che dire del ravennate? Oltre a pesce avariato, altro proveniva dalle foci del non certo meno inquinato Gange, nel Bangladesh. C’era ad esempio il cefalo parsia, e la misteriosa “carpa panciuta” sulla quale si potrebbe aprire un concorso per decidere un ipotetico luogo di provenienza. Ci sono poi i filetti di Brosme-Brosme, rintracciato dalla Direzione Marittima di Reggio Calabria e spacciato come merluzzo. Non mancano neppure i sinonimi. Chi ha, ad esempio, dimestichezza con i filetti di Ling? Lo mangiavano essiccato i vichinghi ma è sempre la “molva”. E’ stato sequestrato a Palermo, spacciato anch’esso come Baccalà. Provenienza, ovviamente, ignota.

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