GEAPRESS – Ieri la comunicazione del sequestro di 200 chilogrammi di tonno rosso, operato dalla Capitaneria di Porto di Pescara. Agli inizi del mese, altri 400 chilogrammi.

I due sequestri hanno molto in comune. Innanzi tutto la tipologia del pescatore. Si tratta in entrambi i casi di diportisti o pescasportivi. In sintesi pescatori non autorizzati alla pesca commerciale.

Ieri, dopo lunghi appostamenti, la Guardia Costiera è riuscita ad intercettare anche il committente. Si è così scoperto che il tonno sarebbe finito a Roma. Sulla destinazione finale del pesce, però, tutti gli scenari sono possibili. Anzi, i più probabili, fanno intendere dalla Capitaneria, potrebbero portare anche molto lontano.

Non è infatti un mistero per nessuno le alte quotazioni che il Tonno rosso acquisisce in Giappone.

Come occorso di recente, un singolo tonno può arrivare a superare il milione di euro. E’ successo lo scorso gennaio, quando un animale  del peso di 222 chili, è stato venduto ad un prezzo equivalente di 1,34 milioni di euro.

Secondo gli inquirenti è estremamente probabile che dietro tali acquisti si celi un mercato internazionale.  Il mercato campano e romano potrebbe essere coinvolto in tali operazioni che potrebbero però vedere protagoniste ditte specializzate di import export. Queste, oltre a fornire i mezzi, favoriscono la necessaria copertura documentale. Del resto, proprio nel Lazio, un intervento della  Capitaneria di Porto di Civitavecchia, svelò il tentativo di esportazione illecita verso la Spagna. In questo caso, però, ad operare era una ditta di import- export siciliana.

Nel caso dell’ultimo intervento della Capitaneria di Porto di Pescara, il trasporto del mezzo era stato affidato a manovalanza extracomunitaria ma dal controllo documentale è risultato l’intestatario romano.

Il fatto che il tonno venga pescato da diportisti esclude le fastidiose multe che potrebbero essere contestate ai pescatori professionisti. Il diportista non subisce pesanti sanzioni e l’elevato guadagno gli consente di coprire anche questa spesa. Del resto, il diportista denunciato nella notte tra mercoledì e giovedì, era stato sanzionato altre volte. Imperterrito, continuava nella sua attività.

Un sistema a scatole cinesi, secondo la Capitaneria di Porto di Pescara. Il pescatore non professionista, il trasportatore, il “centro di smistamento” e poi la direzione finale verso il più probabile mercato estero.

I “centri di smistamento” potrebbero essere costituiti proprio dalle ditte di import-export.

L’intervento dell’altro ieri, ha bloccato il traffico illecito nella seconda fase, ovvero quello del trasportatore extracomunitario. Un espediente, riferiscono gli inquirenti, utile a  fuorviare nel caso di un controllo operato da personale di polizia non specializzato nel ramo dei trasporti illeciti di pescato.

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